venerdì 28 luglio 2017

SICCITA' E RAZIONAMENTO PER TUTTI GLI ITALIOTI, MA NON PER IL VATICANO

Tutte le reti della RAI,alias Televaticano, e tutti gli organi di stampa asserviti come pecore alla Chiesa, al Papa di turno e al Vaticano, strombazzano ogni giorno i problemi della siccità e la necessità di ricorrere al razionamento. Nessuno dice, però, che lo Stato del Vaticano non paga né le bollette dell'acqua, né le bollette della raccolta rifiuti dell'ACEA, né le bollette dell'energia perché i nostri augusti Politici, a cominciare da quel delinquente di Benito Mussolini, le pagano con i soldini dei contribuenti italioti i quali, guarda caso, le "loro" bollette sono costretti a pagarsele coi loro soldini, anche se in stato di più assoluta povertà. Di più: la mistificazione della VERITA' da parte della RAI e degli organi di stampa è giunta al punto tale da diffondere la "notizia" che il Vaticano ha deciso di interrompere l'erogazione dell'acqua alle sue fontane: e questo per far credere agli italioti che il Vaticnao è "buono", che è "bravo", che è "sensibile", che è quello che dà sempre per primo il "buon esempio".
Che dire? Nient'altro se non che gli italioti si meritano questo ed altro. Ben venga dunque la siccità e ben vengano i cumuli di monnezza, sia a Roma, la capitale della Mafia & C., che in tutte le altre città degli italioti. Riporto per buona memoria qui di seguito un articolo tratto dal sito dell'UAAR.


Milioni di cittadini romani rischiano il razionamento idrico. Ma tra i destinatari dell’acqua erogata dall’Acea qualcuno è sempre stato più uguale degli altri. Non paga la bolletta e annaffia 23 ettari di lussureggianti giardini. In parte visitabili pagando un salato biglietto (esentasse), e in parte riservati alle meditazioni del pontefice. Meditazioni che beffardamente possono diventare propaganda generica di una vita povera e onesta. O propaganda del momento: farsi passare come benefattori spegnendo per qualche giorno fontanedove scorre acqua pagata probabilmente da chi davvero conduce una vita povera e onesta.
Già, per i suoi 44 ettari di superficie la Città del Vaticano, in base all’articolo 6 dei Patti Lateranensi, scroccaall’Italia «un’adeguata dotazione di acque in proprietà». Non solo: anche l’energia è gentilmente offerta dai contribuenti. Un totale stimato in 5 milioni l’anno di costi pubblici a favore di uno degli stati proporzionalmente più ricchi del pianeta e contemporaneamente più povero in termini di diritti. 
Ma i governi italiani vanno addirittura oltre gli onerosi vincoli di fascista memoria dei Patti Lateranensi. Quando nel 1999 l’azienda idrica romana Acea fu quotata in borsa, ci pensò il governo a pagare i 25 milioni che la società chiedeva al Vaticano per arretrati non legati all’effettivo utilizzo di acqua, quali la manutenzione delle fognature e la gestione dei liquami. Per pagare il conto del Vaticano anche negli anni a venire, poi, la legge finanziaria per il 2004 fissò un versamento annuo all’Acea di 4 milioni di euro. 
In tempi di crisi i privilegi e le immunità risaltano per la loro plateale ingiustizia sociale: da un lato onesti contribuenti che pagano l’acqua e conseguentemente ne limitano i consumi per non gravare sul bilancio familiare. Dall’altro una lussuosa e religiosa enclave che può permettersi sprechi, tanto pagano i contribuenti di cui sopra. Sia chiaro: la responsabilità non è tanto degli scrocconi di turno, ma è principalmente di una classe politica clericale che non prende in esame la riforma costituzionale più ragionevole e necessaria: abolire il Concordato e gli anacronistici privilegi e immunità su base religiosa che si porta appresso, in tutta evidenza incompatibili con i principi di una democrazia liberale.

Roberto Grendene

Fonte: https://blog.uaar.it/2017/07/25/siccita-razionamento-sprechi-per-vaticano-tutto-gratis/

martedì 4 luglio 2017

Paolo Villaggio, Stefano Rodotà e Gianni Boncompagni: la coerenza dei grandi laici (di Luigi Tosti




Dopo Gianni Boncompagni e Stefano Rodotà, un altro grande compagno di viaggio ci ha lasciati. Paolo Villaggio ha spento la sua vita in un giorno come un altro. E il Sole non si è stupito, perché quando muore un laico il Sole non si ferma e non si stupisce. Quando muore un laico, non c’è rissa di dei o di demoni e le campane non piangono, perché non c’è un’anima in vendita. La morte di un laico lascia un dolore e un rimpianto comune, ma la consolante certezza di non vederlo più afflitto dall’imbecillità umana.
Grazie, Gianni, grazie, Stefano, e grazie Paolo, per averci insegnato, con i vostri funerali "laici", che la coerenza è un valore che oltrepassa la morte.

martedì 21 febbraio 2017

Giustizia è “sfatta”!! Confermata dalla Cassazione la condanna all’ergastolo di Sabrina Misseri e Cosima Serrano (di Luigi Tosti)


Lo sconcertante e kafkiano processo per l’omicidio di Sara Scazzi offre lo spunto per divulgare quale sia il metodo migliore per commettere un omicidio perfetto, con la certezza (almeno in Italia) di rimanere impuniti. La ricetta è semplice: basta prima uccidere una persona e, poi, confessare l’omicidio avendo anche cura di condurre gli inquirenti nel luogo dove si è occultato il cadavere. Basterà poi ritrattare la confessione ed accusare -senza alcuna prova- delle persone innocenti. Con questo infallibile sistema nessuno ti crederà di essere il vero assassino, sicché verrai prosciolto dall’omicidio e al tuo posto verranno condannate all’ergastolo delle persone innocenti.
Quello che ho appena detto potrebbe essere considerato un sarcasmo di cattivo gusto nei confronti del sistema giudiziario: purtroppo non lo è, perché il processo per l’omicidio di Sara Scazzi dimostra il contrario. E’ infatti un dato incontestabile che l'UNICO soggetto a cui carico esistevano -ed esistono- PROVE di colpevolezza grandi come macigni -e cioè la CONFESSIONE dell'omicidio e l'aver condotto gli inquirenti nel luogo dove aveva occultato la vittima- è il Sig. Michele Misseri che, però, è stato ASSOLTO dal delitto di omicidio, mentre invece altri DUE soggetti -nei confronti dei quali non esisteva e non esiste alcuna prova di aver partecipato al delitto, se non la ricostruzione fantasiosa operata dai giudici sulla base di congetture degne dei processi dell'Inquisizione- sono stati condannati. Si tratta di un vero e proprio delirio che dimostra quale possa essere il livello di affidabilità della "Giustizia".
C’è un aspetto che NESSUN giornalista e/o commentatore ha messo in luce: e cioè che l’anomalo sviluppo del processo per l’omicidio di Sara Scazzi ne ha poi determinato, in modo ineluttabile, l'ancor più assurdo epilogo. Michele Misseri, infatti, doveva quanto meno essere processato per l'omicidio di Sara Scazzi in concorso con la moglie e la figlia, e non prosciolto sin ab initio dal delitto che aveva addirittura confessato. Avendo scelto gli inquirenti  di incriminarlo per il solo reato di soppressione di cadavere, assolvendolo contro la sua volontà dall'omicidio che aveva confessato, si sono create le premesse per far sì che la condanna per l'uccisione di Sara Scazzi non potesse che ricadere sulla moglie e sulla figlia. A questo punto l'esito del ricorso per Cassazione era praticamente scontato: i Giudici della Cassazione non avrebbero MAI potuto assolvere Sabrina Misseri e Cosima Serrano -ancorché innocenti- perché altrimenti nessuno avrebbe MAI pagato per l'omicidio di Sara Scazzi. L'esito di questo processo è a dir poco degno del miglior Kafka e personalmente auguro ai colpevolisti di incappare in un processo analogo. E chiudo ricordando che LA LEGGE impone ai Giudici di condannare solo se sussiste la ragionevole certezza di non condannare un innocente, e non se sussiste la probabilità, più o meno elevata, di condannare un colpevole.

Sabrina Misseri e Cosima Serrano potrebbero “forse” essere le assassine di Sara Scazzi; ma è questo “forse” che le rende sicuramente vittime di un errore giudiziario.

giovedì 16 febbraio 2017

L'imbecillità è una cosa seria: lettera aperta ad prof. M. Ferraris e al Dott. C. Augias




Egregio Dott. Corrado Augias


Egregio Prof. Maurizio Ferraris


Gent.ma Prof. Maria Mantello


            Mi sottopongo alla fatica di scrivere questa lettera perché francamente indignato dalla recente puntata di “Quante storie” nella quale Giordano Bruno è stato dipinto e catalogato in una trasmissione della RAI come un ottuso “imbecille” perché, anziché abiurare o fingersi pazzo come il “volpino” Tommaso Campanella, ha persistito caparbiamente nella pretesa di manifestare liberamente il suo pensiero e le sue idee critiche, finendo così per essere “giustamente” “arrostito” sul rogo allestito da quella Santa Roma Chiesa che tutt’ora è accreditata dalle Istituzioni ed impera come Autorità primaria nella nostra Repubblica (Pontificia) Italiana.
            Trovo francamente singolare che il rarissimo “coraggio civico” manifestato da una persona -grazie al cui sacrificio l’umanità può oggi annoverare tra i “diritti inviolabili dell’individuo” anche quello di “libertà di pensiero, di espressione e di critica”- possa essere disinvoltamente e candidamente etichettato come manifestazione di “imbecillità caratterizzata dall’indifferenza verso i valori cognitivi”.
            Contrabbandare per “imbecillità” il coraggio di chi ha portato avanti una battaglia epocale per il progresso dell’umanità non è soltanto un oltraggio alla memoria di quell’individuo, ma è anche un’istigazione alla codardia dell’intero genere umano e, altresì, un’inaccettabile apologia dei criminali che hanno “arrostito” Giordano Bruno, alla cui testa mi permetto di annoverare il gesuita Cardinale Roberto Bellarmino che -lo ricordo- in virtù dei suoi “alti meriti” acquisiti nell’ “arrostire” Giordano Bruno e nel tentare di “arrostire” Galileo, viene oggi venerato da milioni di “intelligentissimi” cattolici come “Santo” e come Sommo “Teologo” e “Padre della Chiesa”, grazie ad un processo di canonizzazione concluso da Pio XI nel 1930, cioè l’altro ieri.
            Ma non è tutto.
            Affermare che Giordano Bruno è stato un “imbecille” perché non ha salvato la sua pelle con “volpine” abiure e con altri “volpini” escamotages, preferendo invece immolare la sua esistenza per una questione di principio, significa anche dare dell’ “imbecille” a personaggi come il “negro” Nelson Mandela, che è marcito per 27 anni in carcere come un “idiota” per portare avanti la sua stupida lotta contro il regime di discriminazione e di apartheid del Sud Africa, oppure dare dell’imbecille alla “negra” Rosa Parks che, anziché cedere il posto a sedere su di un autobus ad una persona di superiore razza bianca, ha “stupidamente” preferito ribellarsi contro le norme razziste e segregazioniste americane, subendo poi l’incarcerazione e il processo. Ma significa anche appioppare la qualifica di “imbecilli” a quegli sparuti funzionari che persero il posto di lavoro o subirono ritorsioni per essersi rifiutati di applicare le immonde leggi razziali dei regimi dittatoriali cristiano-fascisti di Mussolini e cristiano-nazisti di Hitler.
            E che dire, poi, del cognato di Elizabeth Lohner, che è stato spedito al campo di Dachau per essersi rifiutato di aderire alla gioventù hitleriana? Anche qui ci dovremmo trovare al cospetto di un perfetto “imbecille”, posto che il più “sagace” ed “intelligente” Joseph Aloisius Ratzinger preferì, al contrario, aderire alla Gioventù Hitleriana e per questo Suo alto merito venne poi selezionato e premiato dallo Spirito Santo che ispirò il Conclave romano perché lo eleggesse Papa col nome d’arte Benedetto XVI. E che dire dei 6 milioni di ebrei, rom ed omosessuali che si fecero sterminare dai nazisti? Anche qui si tratta di perfetti “imbecilli” che non capirono, in tempo, che era meglio fuggire ed emigrare in altri Paesi.
            Beh, io non ho l’erudizione di un filosofo, ma ritengo che sia oltremodo azzardato confondere l’onestà morale e il coraggio civico con l’imbecillità. Credo, al contrario, che se l’umanità può oggi godere di un (relativo) progresso scientifico, di civiltà e di rispetto dei diritti umani, questo lo si deve esclusivamente all’Illuminismo e alle battaglie portate avanti, nell’interesse generale ed anche con sacrifici estremi, da individui caparbi che si sono ribellati con coraggio all’oscurantismo e ai principi immorali e criminali della Chiesa cattolica e delle religioni in genere.
            Se non vi fossero state queste conquiste di civiltà e progresso scientifico, gli ebrei dovrebbero ancor oggi vivere segregati nei ghetti inventati nel 1555 dal criminale Papa Paolo IV, dovremmo seguitare a credere che il Sole gira attorno alla Terra e dovremmo credere all’esistenza delle streghe e a tutte le altre scemenze scritte nelle cosiddette “Sacre scritture”, per non correre il rischio di incappare in “eresie” foriere di processi, roghi e torture.
            Ritengo che esaltare l’ “inerzia” umana di fronte ai crimini, alle torture e alle violazioni dei più elementari diritti umani, considerandola una manifestazione di vera “intelligenza”, significa ignorare che l’inerzia umana è, in realtà, la principale virtù dei codardi e che i crimini contro l’umanità, che sono stati perpetrati per millenni in nome di strampalati dei o di strampalate ideologie, non sono solo il frutto della malvagità di chi li ha eseguiti, ma anche della vigliaccheria di chi li ha tollerati e non vi si è opposto.
            Credo che l’imbecillità sia tutt’altra cosa e che essa scaturisca primariamente dal difetto di conoscenza e da carenza di capacità critiche e logiche.
            Se imbecilli sono sicuramente considerati coloro che credono nell’esistenza reale di Babbo Natale e della Befana, altrettanto imbecilli sono coloro che credono che un terremoto è stato provocato dall’ira di un Dio che si è offeso perché dei turisti, dopo esser saliti sulla sommità di un vulcano, si sono messi a prendere il sole in costume da bagno. Ma altrettanto imbecilli sono coloro -Vice Presidente del CNR in testa- che hanno diffuso dall’emittente del Vaticano “Radio Maria” la notizia che i terremoti dell’Aquila, del Centro Italia e di Messina sono stati dei castighi inviati da “Dio” a causa dell’approvazione della legge sulle unioni civili, e non delle scosse telluriche provocate dal movimento delle placche tettoniche. Altrettanto imbecilli sono quei miliardi di persone che credono tuttora alla favola del Dio che ha creato l’Universo e che, alla domanda “Chi ha creato Dio?”, rispondono “nessuno”, senza tenere conto della logica minima del rasoio di Occam.
            Imbecilli a denominazione di origine controllata debbono essere considerati, a buon diritto, coloro che credono ancora ai miracoli, all’esistenza dei demoni e degli angeli, agli indiavolati, agli esorcisti, ai fantasmi, alle apparizioni delle centinaia di Madonne sparse qua e là sul Pianeta, ai 18 prepuzi di Gesù Cristo, al falso sangue di San Gennaro che si liquefa periodicamente dopo essere stato sballottato dallo sciamano di turno e alle centinaia di migliaia di reliquie miracolose custodite da Santa Romana Chiesa Cattolica. Imbecilli sono quelli che credono che un gatto nero, il canto di una civetta o la rottura di uno specchio portino sfortuna.
            Imbecilli sono universalmente considerati coloro che credono alla favola dell’esistenza degli Dei sul Monte Olimpo e alle altre centinaia di migliaia di Dei inventati dalla fervida fantasia da tutti i popoli della Terra. Ma altrettanto “imbecilli” debbono essere considerati quei miliardi di esseri umani che credono ancora alla favola del clone del Dio Mitra, e cioè dell’UFO di natura divina che, dopo circa 13 miliardi e mezzo di anni dal Big Bang, ha deciso di scendere sul pianeta Terra con le sembianze di pennuto per accoppiarsi -non già con una rana, una giraffa, una zanzara o una foca- bensì con una primate femmina della specie homo sapiens, peraltro minorenne, vergine e sposata con un falegname: e questo allo scopo di generare, il giorno 25 dicembre di circa 2000 anni fa, un pargolo altrettanto divino il cui scopo predestinato dal suo “bravo” Genitore era quello di essere torturato e martirizzato su una croce per salvare (non si sa ancora da che cosa) l’intera specie di homo sapiens, fatta ovviamente esclusione dei popoli che vivevano in terre e continenti ancora non scoperti.
            Concludendo, e rubando una massima di Einstein, concordo sul fatto che l’imbecillità umana sia sconfinata quanto quella dell’Universo e ritengo, altresì, che la stessa sia stata e seguiti ad essere la causa primaria dei crimini contro l’umanità, nonché la minaccia principale della vita dell’intero Pianeta.
            Non credo, però, che possa essere stigmatizzata come imbecillità l’ostinata pretesa di Giordano Bruno di combattere contro l’oscurantismo arrogante, imbecille e criminale della Chiesa Cattolica e ritengo, al contrario, che la speranza di un futuro migliore possa poggiare soltanto sulla diffusione della conoscenza -cioè delle scienze- e su un’educazione che privilegi sin dall’infanzia lo sviluppo della capacità cognitive e critiche dei bambini.
            Il che non credo che avvenga nell’Italica Colonia del Vaticano, dove la RAI, anziché mandare in onda trasmissioni divulgative di carattere scientifico, privilegia trasmissioni demenziali sui “miracoli” e fiction altrettanto demenziali sul Santo Impostore, alias Padre Pio, intorpidendo le già scarse capacità cognitive e critiche degli italiani con trasmissioni frivole come il Grande Fratello e L’isola dei Famosi e diffondendo, quotidianamente e col suo staff di “vaticanisti”, solo le “pillole di saggezza” propinate dal Papa e dai vari alti prelati, cioè con una martellante pubblicità che è stata scientificamente creata per indurre a credere, anche a livello subliminale, che il Cattolicesimo sia l’Unica Vera Fede che meriti di essere condivisa.
            Ancor più tragica è la situazione della scuola pubblica, dove al bassissimo livello professionale, divulgativo e alle croniche carenze di dotazioni tecnologiche, si aggiunge il fatto che gli studenti vengono indottrinati, con una spesa di circa 1 miliardo e 300 milioni di euro all’anno, con i dogmi della religione cattolica che vengono impartiti da insegnanti laureati in “Teologia”, ovverosia nella cosiddetta “Scienza dell’aria fritta”.
            Ha scritto Bertrand Russell: se un filosofo è un uomo cieco che cerca in una stanza buia un gatto nero che non c'è, un teologo è l'uomo che riesce a trovare quel gatto.
            In ogni caso venerdì 17 febbraio 2017, alle ore 17.00, si terrà a Roma, Piazza Campo de’ Fiori, la commemorazione di Giordano Bruno promossa, come di consueto, dall’ Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”. Trattandosi di Associazione aperta alle opinioni di tutti, credo che la Prof. Maria Mantello, che mi legge in copia, non avrà obiezioni a consentire un intervento del prof. Maurizio Ferraris che illustri i profili di “imbecillità” del comportamento autolesionista posto in essere dal filosofo nolano nel 1600.
            Cordialità
                                                                       Luigi Tosti

giovedì 22 settembre 2016

CARLO AZEGLIO CIAMPI & PADRE AMORTH: NOTIZIE DALL’ALDILA’ (di Luigi Tosti).






NOTIZIE FRESCHE DAL PARADISO.
“Santo Padre, abbiamo la stessa età. Se lei dovesse morire prima di me, mi promette che mi verrà incontro, che verrà a prendermi, che non mi lascerà solo quando giungerà la mia ora?”».
Queste sono le parole che Carlo Azeglio Ciampi, quello che è stato “definito” “il presidente più laico (!?!?!?) della storia della Repubblica”, pronunciò in uno dei suoi ultimi incontri con Carol Wojtyla, in arte papa Giovanni Paolo II°, cioè col Monarca dell’ultima Teocrazia rimasta sulla faccia del Pianeta Terra, il Vaticano.
Orbene, il Buon dio ha deciso che Carol Wojtyla si dipartisse da questa vita “terrena” prima dell’Emerito Presidente Carlo Azeglio Ciampi, avendo Giovanni Paolo II° rifiutato gli interventi terapeutici che gli avrebbero prolungato la vita, sottoponendosi cioè ad un atto di eutanasia che lui e la sua Chiesa hanno e seguitano a condannare ipocritamente.
Oggi, alla veneranda età di 95 anni, è venuto il turno dell’Emerito Presidente Ciampi e la Stampa italiota, rispolverando il preconfezionato “coccodrillo”, non ha mancato di citare questa biblica  frase per enfatizzare quanto fosse “laico” l’ex Presidente Emerito.
Nessuno, però, si è soffermato a valutare e/o a commentare quali siano le necessarie implicazioni che si debbono trarre da questo dialogo che è intercorso, in vita, tra questi Due Potenti del Pianeta: il che francamente non mi meraviglia più di tanto, posto che il 95 per cento dell’umanità è composto da imbecilli e da creduloni e posto che, poi, il 99 per cento della Stampa è composta da giornalisti asserviti al Potere politico e religioso.
Qualcuno si sarebbe infatti dovuto chiedere -visto che secondo gli strombazzati precetti della religione cattolica TUTTI dovrebbero essere considerati, davanti a Dio, eguali, indipendentemente dal ceto, dalla ricchezza e dalla potenza avuta in Terra- con quale infinita presunzione questi due personaggi si siano arrogati la “SACROSANTA CERTEZZA” di “incontrarsi” nell’ Aldilà e, per di più, nel Paradiso, e cioè in quel luogo idilliaco che la LORO fantasiosa religione riserverebbe, in realtà, solo ai “cristiani” che si sono “comportati bene”, e non ai “Cristiani”con al “C” maiuscola, e cioè a quelli che hanno ricoperto in vita incarichi di prestigio e/o che sono stati particolarmente noti, ricchi o potenti.
Questa spocchiosa sicumera dell’Emerito Presidente e del Papa Wojtyla dimostra che il fantasioso “Paradiso” dei cattolici -sull’esistenza del quale possono fare affidamento solo gli imbecilli e i creduloni che si sono bevuti il cervello- nient’altro sia se non l'aspirazione della prosecuzione, post mortem, di tutti i privilegi, di tutti i poteri, di tutta la notorietà, di tutta la fama e di tutto il benessere e le ricchezze godute in vita.
Non esiste dunque UN Paradiso, ma DUE Paradisi.
Il primo è quello dei Ricchi e dei Potenti -al cui accesso Papa Giovanni Paolo II° e l’Emerito Ciampi non avevano alcun dubbio, al punto tale da “programmare” il loro gaio incontro quando l’ultimo dei due sarebbe morto. Il secondo Paradiso è quello dei pezzenti, che è riservato alla massa di primati di infimo, umile e di insignificante lignaggio, per accedere al quale occorre il fondamentale requisito di aver sempre obbedito come pecorelle alle leggi terrene emanate dai Potenti -cioè dal Papa e dalle cd. Istituzioni- senza mai ribellarsi o lamentarsi: un comportamento, questo, che ha sempre garantito ai Governanti -siano essi religiosi che politici- di fare i loro porci comodi, evitando il rischio che i popoli insorgano e facciano rivoluzioni.
            Per dovere di cronaca debbo informare i lettori -visto che la Stampa e i TIGGI’ si sono stranamente astenuti dal farlo- che effettivamente l’incontro tra i Due Potenti ci è stato. Da informazioni che ho personalmente ricevuto dal Portavoce della Sala Stampa del Paradiso, dott. Pietro Simone, l’Emerito Presidente Carlo Azeglio Ciampi è infatti stato accolto all’ingresso del Paradiso dei Potenti da Carol Woityla appena un nano secondo dopo il suo decesso del 17.9.2016. Il Portavoce dr. Simone mi ha anche comunicato che si è trattata di una fastosa e solenne cerimonia, alla quale hanno partecipato tutti i trapassati Potenti del Pianeta Terra tanto amati e tanto graditi da Santa Romana Chiesa Cattolica. In prima fila vi erano Francisco Franco, Mussolini Benito (l’uomo della Provvidenza), Alojzije Viktor Stepinac, Miroslav Filipović Majstorović, Ante Pavelić, Gustav Celmiņš, Pinochet, Antonio de Oliveira Salazar, Jorge Rafael Videla, Adolf Hitler, nonché personaggi di spicco delle Finanze, delle Forze Armate, dell’Arte, della Moda, dello Sport e dello Spettacolo.

NOTIZIE DALL’INFERNO
L’altra notizia di spicco è che, dopo il trapasso di Ciampi, anche Padre Amorth, l’ “esorcista” per antonomasia, ha deciso di passare a miglior vita.
Il sacerdote paolino aveva 91 anni e, anziché ricorrere alle miracolose terapie della Madonna di Lourdes o di Medjugorje, aveva “stranamente” deciso di ricoverarsi da alcune settimane per complicazioni polmonari in un ospedale gestito da medici.
Il re della lotta al demonio venne nominato esorcista della diocesi di Roma da parte del Cardinale Ugo Poletti nel 1985, ruolo che lo ha reso celebre in tutto il mondo, almeno quello dei creduloni e degli imbecilli che credono ancora a Satana e alla pletora di diavoli minori che lo coadiuvano. Nel corso degli anni don Amorth ha pubblicato anche numerosi libri scientifici con il Gruppo Editoriale San Paolo, tra i quali “brilla” quello Dio più bello del diavolo, il suo testamento spirituale.
Proprio grazie ad Amorth due anni fa gli esorcicci di tutto il mondo -250, sparsi in 30 Paesi- furono formalmente riconosciuti in Associazione dal Vaticano. Negli anni '80 don Amorth manifestò l'idea di riunire gli esorcicci per scambiare esperienze e riflessioni in modo da poter offrire un aiuto più concreto ed efficace a quanti si rivolgevano loro. Nacque così, il 4 settembre 1991, l'Associazione italiana esorcicci (AIE). Nel 1993 don Amorth e altri esorcicci italiani parteciparono a un convegno organizzato dall'esorciccio francese René Chenessau e da René Laurentin, laureato in teologia, cioè la scienza dell’aria fritta. Questa esperienza fu positiva e venne ripetuta nel 1994 al Festival di Ariccia, dove si decise di organizzare un incontro ogni due anni. Fu eletto presidente della struttura organizzativa don Amorth e venne stesa la bozza di statuto di un'associazione internazionale ed anche di un’associazione interplanetaria per combattere Satana a livello intergalattico.

            La notizia sensazionale -che non è stata diffusa dai media- è che Padre Amorth, dopo avere estirpato in vita migliaia di diavoli e di diavolacci dai corpi di primati infestati dai demoni, ha espresso in punto di morte il desiderio di andare all’Inferno per completare la sua opera di disinfestazione, cioè per esorcizzare in blocco l’intero Inferno, liberandolo da tutti i demoni. Il Buon Dio ha esaudito il desiderio di padre Amorth, ma sembra che il Re degli esorcicci abbia fatto male i suoi calcoli: il Portavoce della Sala Stampa dell’Inferno, dott. Belfagor Belzebù, ha infatti diffuso la notizia che padre Amorth è stato arrestato all’ingresso dell’Inferno e, dopo essere stato sottoposto ad un'esorcizzazione a contrario, è stato condannato ad un tour perpetuo di tutti i gironi infernali per i crimini commessi in vita ai danni dei demoni.
Postato da: FANTACRONACA VERA.

martedì 23 agosto 2016

IL DIVIETO DI BURKINI: UN CASO DI MIOPISMO LAICO (di Luigi Tosti)





I sindaci dei Comuni di Cannes e Nizza -cioè della laicissima Francia- hanno ordinato il divieto per le donne islamiche di indossare il burkini (di cui quasi tutti ignoravano l'esistenza), scatenando una rissa di commenti e di reazioni favorevoli e contrarie. Rissa nella quale intervengo con le seguenti considerazioni.

La Francia ha sottoscritto la Convenzione sui diritti dell'Uomo e deve dunque rispettarla. Nel caso di specie il divieto del burkini, cioè di un costume da bagno integrale che è stato disegnato svariati anni fa da una stilista per consentire alle donne musulmane di fare il bagno “rispettando” i precetti della loro religione, ritengo sia illegittimo perché viola quantomeno gli artt. 9 e 14 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo.
L’art. 9 sancisce infatti che la libertà di religione include il diritto di manifestarla in pubblico mediante le pratiche e l'osservanza dei riti. Questo diritto può essere limitato solo per motivi legati alla pubblica sicurezza, alla protezione dell'ordine, della salute o della morale pubblica, o per la protezione dei diritti e della libertà altrui.
L’art. 14 della Convenzione sancisce, poi, che il godimento dei diritti umani deve essere assicurato senza nessuna discriminazione religiosa.
Nel caso di specie il divieto di indossare il burkini è stato disposto dai sindaci per finalità di “pubblica sicurezza”, e cioè per evitare che qualche terrorista celi al di sotto del costume delle armi per fare degli attentati. Questa motivazione è però palesemente pretestuosa e discriminatoria, perché se lo scopo del divieto fosse realmente quello di salvaguardare l’incolumità dei bagnanti dal rischio di attentati, il divieto dovrebbe essere necessariamente esteso a tutti e non, come nel caso di specie, circoscritto alle sole donne musulmane. Dunque anche alle suore, ai preti, alle anziane donne corse e ai subacquei dovrebbe essere imposto di fare il bagno con i costumi della “civiltà occidentale”. D’altro canto, se è legittimo tutelare le banche dal rischio delle rapine vietando l’ingresso a tutti coloro che hanno il volto travisato, questo divieto non può essere limitato alle sole donne islamiche che indossano il burqa, ma deve essere necessariamente esteso anche a chi indossa un passamontagna o un casco da motociclista. 
Giustificare il divieto del burkini per “salvaguardare” le donne islamiche dalla prevaricazione maschilista dell’islam è ancor più giuridicamente inaccettabile, perché non si considera che le donne islamiche, alle quali si vuole imporre questo divieto, non hanno subìto le prevaricazioni o le imposizioni di un qualche "maschietto" musulmano in carne ed ossa, ma hanno scelto liberamente di indossare questo capo di abbigliamento per motivi religiosi: motivi religiosi che possono non essere condivisi, ma non possono essere censurati da nessuno, tanto meno da coloro che reputano di avere abbracciato una religione “superiore” o la "vera fede". Mi piace ricordare che poco più di due secoli fa la Chiesa cattolica imponeva agli ebrei di assistere alle messe e alle prediche dei preti cattolici "per il loro bene", cioè per redimerli e salvarli dalla religione ebraica, che consideravano immonda e perniciosa. Questo divieto del burkini risponde alla stessa presuntuosa logica: "ti vietiamo di indossare il burkini -che tu vorresti liberamente indossare- per il "tuo bene", cioè per "liberarti" dall'oppressione della cultura islamica che ti è stata inculcata sin dalla tenerissima età.
Se questa logica fosse accettabile, quanti altri interventi dovremmo operare  "per il bene altrui" e, in particolare, per il bene delle vittime del cattolicesimo? Il primo divieto dovrebbe riguardare le suore e, in particolare, le povere suore di clausura, che per effetto di un indottrinamento perverso indotto dalla religione cattolica hanno addirittura perso uno dei beni primari più importanti: la libertà.
E che dire, poi, della "pratica" della Chiesa cattolica di rinchiudere i bambini e gli adolescenti nei cosiddetti "seminari" allo scopo di indottrinarli e di indirizzare "liberamente" la loro "vocazione" verso la vita sacerdotale? Non si tratta, forse, di veri e propri lager dove si fa scempio dei più elementari diritti dei fanciulli in barba alle Convenzioni internazionali? E che dire, poi, della barbara usanza religiosa di circoncidere i bambini appena nati, cioè di mutilarli in nome di uno strampalato e demenziale precetto religioso imposto da un UFO chiamato Javè o Allah? Non è forse, questo, un atto di criminale lesione del diritto all'integrità fisica compiuto addirittura ai danni di un soggetto totalmente incapace di difendersi da genitori e da sciamani idioti? E che dire della pratica di "battezzare" gli infanti, cioè di "associarli" ad una setta religiosa denominata "cattolicesimo", approfittando del fatto che sono totalmente incapaci di intendere e volere? C'è stato forse un qualche politico, magistrato, poliziotto o carabiniere -italiota o di altra Nazione- che si sia mai indignato per questi crimini contro l'infanzia o contro i diritti umani intervenendo contro "mamma" Chiesa e contro il monarca di turno dell'ultima teocrazia rimasta sulla faccia della Terra, cioè il Papa? Ovviamente no, perché è buona norma -per fare una splendida carriera ed evitare qualsiasi rischio di ritorsione disciplinare- essere forti coi deboli e deboli con i forti.
In realtà le indubbie connotazioni di inciviltà di cui sono infarcite TUTTE le religioni debbono essere combattute con TRE armi legittime: a) imponendo il rigoroso rispetto del principio di laicità, cioè facendo in modo che tutte le credenze, simboli e pratiche religiose restino al di fuori della sfera pubblica; b) imponendo il rigoroso rispetto da parte delle "religioni" di tutte le norme di diritto pubblico che vietano attività contrarie alla legge; c) promuovendo infine a livello scolastico, educativo ed informativo, lo sviluppo delle capacità critiche e logiche degli individui attraverso la divulgazione delle scienze e l'uso della ragione. Il che non avviene sicuramente nei paesi islamici, ma non avviene nemmeno in Italia, dove nelle scuole si dispensa l'indottrinamento religioso a spese degli Italioti e, guarda caso, solo a favore della religione cattolica, dove vengono esposti nelle aule scolastiche, nei tribunali e negli edifici pubblici solo un simbolo religioso, guarda caso il crocifisso cattolico, dove la RAI ci bombarda quotidianamente per ore e ore con le perle di saggezza del papa di turno e con le fiction demenziali di "Padre Pio", di "Don Matteo", di "Che Dio ci aiuti, Angelo custode 2" e via dicendo, accuratamente vietando a tutti i rappresentanti delle altre religioni e agli atei di fare altrettanto, e dove il massimo "garante della neutralità" delle Istituzioni -cioè il Presidente delle Repubblica Sergio Mattarella- si reca al Meeting di Rimini per onorare ed incensare con la sua presenza istituzionale le "prestigiose" gesta di Comunione e Lottizzazione di Roberto Formigoni & C.
C’è anche da soggiungere che esistono delle persone che hanno l’inderogabile esigenza di indossare abbigliamenti da spiaggia integrali per motivi legati alla salute o alla riservatezza: si pensi a chi non può esporsi ai raggi solari per motivi di salute o a chi, per motivi di pudore e di riservatezza, voglia coprire delle deformità, delle ustioni, delle mutilazioni o delle cicatrici. In tutti questi casi l’imposizione dell’obbligo di indossare costumi da bagni succinti -cioè di adeguarsi al vestiario praticato dalla “maggioranza”- implica la palese violazione del diritto umano alla salute e del diritto umano al rispetto della vita privata (art. 8 CEDU).
Da ateo quale sono concordo sul fatto che l'islam presenti notevoli aspetti di inciviltà e di maschilismo, ma ricordo che anche la Chiesa cattolica non è da meno, posto che ha considerato e considera le donne come esseri inferiori indegni di dire la messa, di abbracciare la carriera sacerdotale, di essere elette (o di eleggere) vescovi, cardinali e papi e di percepire gli stipendi (le suore non percepiscono gli stipendi che noi italiani invece foraggiamo ai preti e agli alti prelati con l'8 per mille). In sostanza, le donne sono ancor oggi estromesse dalla Chiesa da ogni diritto politico di elettorato attivo e passivo e, a differenza dei "maschietti" preti, non hanno diritto ad alcun compenso perché debbono lavorare gratis e senza versamento di contributi (tanto poi le pensioni gliele paghiamo noi italioti).
Alle donne la Chiesa sostanzialmente nega l'accesso alla magistratura (Sacra Rota e tribunali ecclesiastici), a differenza delle donne italiane che, oltre a poter eleggere ed essere elette parlamentari e presidenti della repubblica, hanno libero accesso alla magistratura.
Riepilogando -e mutuando l’esilarante giudizio espresso da Paolo Villaggio a proposito del film “La corazzata Potëmkin”- ritengo che i provvedimenti presi dai sindaci francesi siano “una cagata pazzesca” che innescherà ulteriori conflitti ed avrà come unico effetto quello di incentivare la vendita del burkini (e forse anche degli abiti da suora, che da oggi in poi potranno essere liberamente indossati dai terroristi che vogliano fare stragi sulle spiagge).

martedì 17 maggio 2016

AVERE LA FACCIA COME IL CULO, OVVERO IL PAPA CHE ESORTA I VESCOVI AD "ESSERE SOBRI E RINUNCIARE ALLE PROPRIETÀ" (di Luigi Tosti)




AVERE LA FACCIA COME IL CULO, OVVERO IL PAPA CHE ESORTA I VESCOVI AD "ESSERE SOBRI E RINUNCIARE ALLE PROPRIETÀ".
Ieri, lunedì 16 maggio dell’anno 2016 d.i.C. (dopo l’invenzione di Cristo) il gesuita Papa Francesco ha lanciato la quotidiana “perla di saggezza e nobiltà” che è stata immediatamente ripresa, diffusa e contrabbandata per “svolta epocale della Chiesa” da tutti gli asserviti “media”  (RAI in testa, Mediaset etc.) della Colonia del Vaticano, alias Repubblica Pontificia italiana. Il gesuita Bergoglio, in arte Papa Francesco, ha ammonito l’emiciclo dei grassi e panciuti Vescovi, assisi di fronte a lui e vestiti con palandrane divine che costano decine di migliaia di euro l’una, con questo gigantesco quanto ipocrita invito: "SIATE SOBRI E RINUNCIATE ALLE PROPRIETÀ".
La notizia è stata diffusa dai media con il solito intento propagandistico di far credere ai gonzi italioti che la “Chiesa è povera, che è buona, che è altruista, che fa opere di bene a livello planetario e che non è affatto attaccata ai beni terreni e alle ricchezze” (e che quindi "merita un bel 8 per mille). Una menzogna, questa, che può essere propalata con siffatta impudenza solo da chi, come si dice a Roma, “ha la faccia come il culo”: e può esser "bevuta" solo da chi è affetto da gravi malattie mentali o cognitive.
Ovviamente nessun giornalista dell’asservita stampa italiota ha avuto il coraggio di muovere neppure un timida critica a cotanta sfrontata menzogna, facendo notare nei TIGGI' che la Chiesa, come al solito, predica bene e razzola male. Da un lato predica “povertà” e dall'altro seguita, al contrario, ad accumulare altre immense ricchezze e a vivere negli agi e negli ozi più sfrenati a sbaffo dei contribuenti italioti e alla faccia dei veri poveri.

Qui di seguito mi limito a riportare quanto scriveva Marzio Bartolini su “Il Sole 24 ore” [http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/notizie/2013-02-15/chiesa-2mila-miliardi-immobili-082813.shtml?uuid=Ab3cTeUH&refresh_ce=1].

Chiesa, 2mila miliardi di immobili nel mondo
Il suo patrimonio mondiale è fatto di quasi UN MILIONE di complessi immobiliari composto da edifici, fabbricati e terreni di ogni tipo con un valore che prudenzialmente supera i 2.000 Miliardi di euro. Può contare sullo stesso numero di ospedali, università e scuole di un gigante come gli Stati Uniti. Ha oltre 1,2 milioni di "dipendenti" e quasi un miliardo e duecento milioni di "cittadini".
Questo Paese immaginario dotato delle infrastrutture di un big dell'economia occidentale e della popolazione della Cina va sotto il nome di Chiesa. Un universo dietro al quale non c'è solo e unicamente il Vaticano, ma una galassia di satelliti fatta di congregazioni, ordini religiosi, confraternite sparse ovunque nel mondo che, direttamente o attraverso decine di migliaia di enti morali, fondazioni e società, possiedono e gestiscono imperi immobiliari immensi che nessuno forse è in grado di stimare con precisione e che sono sempre in costante metamorfosi.
Un patrimonio dove l'elenco dei beni, la maggior parte sicuramente no-profit ma una discreta fetta anche a fini commerciali, sembra non esaurirsi mai: chiese, sedi parrocchiali, case generalizie, istituti religiosi, missioni, monasteri, case di riposo, seminari, ospedali, conventi, ospizi, orfanotrofi, asili, scuole, università, fabbricati sedi di alberghi e strutture di ospitalità per turisti e pellegrini e tante, tantissime abitazioni civili in affitto. Un universo intorno al quale gravitano nel mondo 412mila sacerdoti e 721mila religiose – senza contare centinaia di migliaia di laici - che assistono 1 miliardo e 195 milioni di fedeli.
Secondo il gruppo Re, che da sempre fornisce consulenze a suore e frati nel mattone, circa il 20% del patrimonio immobiliare in Italia è in mano alla Chiesa. Un dato quasi in linea con una storica inchiesta che Paolo Ojetti pubblicò sull'Europeo nel lontano 1977 dove riuscì per la prima volta a calcolare che un quarto della città di Roma era di proprietà della Chiesa. Un patrimonio immenso che però non si ferma appunto alla sola capitale dove ci sono circa 10mila testamenti l'anno a favore del clero e dove i soli appartamenti gestiti da Propaganda Fide – finita nel ciclone di alcune indagini per la gestione disinvolta di alcuni appartamenti – valgono 9 miliardi. La Curia vanta possedimenti importanti un po' ovunque in Italia e concentrati, tra l'altro, in gran numero nelle roccaforti bianche del passato come Veneto e Lombardia.
Quindi se oggi il valore del patrimonio immobiliare italiano supera quota 6.400 miliardi di euro – come qualche giorno fa ha registrato il rapporto sugli immobili in Italia realizzato dall'Agenzia del territorio e dal dipartimento delle Finanze – si può stimare prudenzialmente che solo nel nostro Paese il valore in mano alla Chiesa si aggiri perlomeno intorno ai mille miliardi (circa il 15%). Se a questa ricchezza detenuta in Italia – dove pesa l'eredità di un potere temporale durato per quasi duemila anni – si aggiunge il patrimonio posseduto all'estero fatto di circa 700mila complessi immobiliari tra parrocchie, scuole e strutture di assistenza la stima, anche stavolta più che prudenziale, può raddoppiare almeno a 2mila miliardi. Numeri, questi, che nessuno conferma dall'interno della Chiesa perché per molti neanche esiste una stima ufficiosa. Ma da ambienti finanziari interpellati la cifra sembra apparire congrua. Cifra a cui si devono aggiungere, tra l'altro, investimenti e depositi bancari di ogni tipo. Questi sì ancora meno noti.
Ma quali sono i numeri più "sicuri" del patrimonio immobiliare e quindi della ricchezza economica della Chiesa cattolica nel mondo? I dati più dettagliati sono fotografati con precisione dalla Bibbia dei numeri del Vaticano: l'«Annuarium statisticum ecclesiae». Che fa risalire il suo aggiornamento a fine 2010. Secondo l'"Istat vaticano" nelle 4.851 diocesi e 105 nunziature apostoliche sparse in tutti e cinque i continenti del mondo ci sono la bellezza di 455.839 tra parrocchie, missioni, chiese e altri centri religiosi che possiedono terreni e fabbricati di ogni dimensione. A queste bisogna aggiungere 206.892 scuole cattoliche che dalla materna alle secondarie fanno studiare la bellezza di 55 milioni di ragazzi, a cui si aggiungono altri 6 milioni che si formano negli istituti superiori e negli atenei cattolici (circa 200 nel mondo) che si trovano spesso in edifici e sedi storici di grande valore.
Più precisamente si contano 70.544 scuole religiose materne – 23.963, la fetta più grande, in Europa – che sono frequentate da 6,4 milioni di bambini, 92.847 istituti primari (23.624 nel continente americano) dove studiano oltre 31 milioni di piccoli studenti e 43.591 scuole medie (11.665 sempre in America) con 17 milioni di ragazzi che vanno nelle aule gestite da preti o religiosi. Ci sono poi almeno 200 atenei religiosi – molti concentrati in Europa e in Italia dove operano istituti dalla storia secolare come l'università Gregoriana o quella Lateranese – e altri centinaia di istituti superiori dove si formano circa 6 milioni di persone, tra laici e religiosi. A tutto questo vanno aggiunti 6mila circa tra convitti e seminari.
Infine nel patrimonio immobiliare una voce davvero importante è quella del "welfare" dove i numeri sono enormi e dove anche qui l'elenco non sembra esaurirsi mai: si contano nel mondo 121.564 strutture sanitarie e di assistenza di vario genere. La punta di diamante è rappresentata dai 5.305 ospedali della Chiesa (basti pensare che la sanità statunitense ne ha 5.700) dove dentro c'è un po' di tutto: dalla struttura all'avanguardia – in Italia basta citare il polo pediatrico di Roma Bambino Gesù o la Casa del Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo – al piccolo centro di frontiera in Africa che fornisce l'assistenza di base. I numeri della sanità vaticana si dividono abbastanza equamente tra i principali continenti: in America sono 1.694 gli ospedali, in Africa 1.150, in Asia 1126, in Europa 1.145 dove l'Italia fa la parte del leone con 129 strutture sanitarie.

Ma la realtà delle cure cattoliche è anche molto più ricca: con 18.179 strutture cosiddette ambulatoriali (oltre 10mila divise tra Africa e Americhe) che danno assistenza ai più svantaggiati e ben 17.223 strutture residenziali e assistenziali destinate alla terza età o ai disabili. Di quest'ultime ben 8mila sono concentrate in Europa e quasi 1.600 solo nel nostro Paese. Completano l'elenco del welfare vaticano quasi 10mila orfanotrofi, oltre 11mila asili per i più piccoli, 15mila consultori familiari e quasi altre 60mila strutture che forniscono assistenza sociale e prestazioni di vario tipo.

giovedì 28 aprile 2016

Due Stati, una sola posizione in classifica.


L’Italia perde ben quattro posizioni nell’annuale classifica di “Reporters sans frontières” (Rsf) sulla “libertà di stampa”. Nell’indagine condotta dalla Ong francese il nostro paese sprofonda al 77° posto, parecchio dietro alcune discutibili autarchie, alcuni paesi africani tra i più poveri e divisi del mondo e qualche nazione balcanica dal pluralismo piuttosto difettoso. Due le principali motivazioni di questo triste primato: le minacce e le violenze contro i cronisti che con il loro lavoro denunciano le mafie, il malaffare e la corruzione dilagante nel nostro paese; le ingerenze e i processi inquisitori alla “libertà di stampa” del Vaticano a conduzione bergogliana (Vatileaks 2).
L’art. 7 della nostra Costituzione, quello dello “Stato e Chiesa indipendenti e sovrani ciascuno nel proprio ordine”, dev’essere stato interpretato da Rsf come una boutade dal momento che nella classifica i due paesi non sono affatto indipendenti e in sostanzal’Italia perde posizioni a causa delle ingerenze di un altro paese, e quindi della sua non sovranità. Non ci è dato sapere, poi, se nelle motivazioni circa la nostra posizione in classifica Rsf abbia tenuto conto anche della pessima qualità del pluralismo informativo in riferimento all’ambito religioso, e quindi in rapporto all’overload mediatico della Chiesa cattolica e del suo più alto rappresentante. Tant’è.
Meglio lasciare ai nostri aficionados qualsiasi speculazione sulle prime e ultime 20 posizioni della classifica, confidando nella loro intuizione per ciò che concerne il nesso tra il livello di laicità dei paesi più virtuosi e il loro relativo ranking in fatto di “libertà di stampa”. Sta di fatto che ancora una volta si evince come il livello del giornalismo italiano veleggi serenamente nelle comode acque dell’autocensura sistematica per non tediare troppo il leader di turno, sia esso politico governativo o religioso. Se questa non fosse già di per sé una notizia abbastanza deprimente possiamo sempre metterla in relazione allo stato di diritto in cui versa il nostro paese, sui temi di interesse e le campagne che porta avanti la nostra associazione da tempi non sospetti.
Per esempio a distanza di dieci anni dalla battaglia per l’eutanasia legale di Piergiorgio Welby e a ben 17 anni dalla vicenda Englaro, con i testi di legge finalmente approdati nelle commissioni di competenza, la stampa sembra avere chiuso i rubinetti dell’informazione. Vero che si parlerebbe di un argomento cheportò già alle dimissioni di un autorevole giornalista, colpevole di rivolta verso la linea editoriale imposta dalla sua emittente televisiva, ma suvvia; un po’ più di quella intraprendenza dimostrata da pochicoraggiosi, e di fiuto in considerazione dei reiterati inviti a legiferare (2006 e 2014) da parte delle più alte cariche dello Stato, nei confronti di un dibattito e di una corretta informazione pubblica non guasterebbe. Quantomeno per scrollarsi di dosso il sospetto di essere completamente asserviti ai desiderata della CEI (si legge ingerenze).
A proposito di Stato, nessun organo di informazione o quasisembra voglia spendere le sue due righe sulla surreale situazione dell’8×1000. Dopo che non uno ma ben due richiami da parte della Corte dei Conti parlano in modo manifesto di un meccanismo truffa, siamo arrivati alla fine di quel aprile mese di tasse senza che nessuno rispolverasse la questione. Abbiamo già evidenziato la sberla europea all’Italia sull’applicazione della 194/78, ma a eccezione del fisiologico scambio di vedute a mezzo stampa tra il ministro Lorenzin e la CGIL promotrice del ricorso, sembra proprio che da una prospettiva giornalistica la questione sia chiusa. A nostro avviso fin troppo frettolosamente per non destare sospetti.
Sulle unioni civili gli organi di informazione, specie quelli che si auspica non siano di parte, hanno viziato ed esasperato il dibattito con punti di vista ideologici quando non del tutto clericali. Mettere nello stesso calderone di argomenti l’adozione del figlio da parte del partner (stepchild adoption) e la “Gestazione per Altri”, al fine di ottenere uno schiacciamento dell’opinione pubblica e quindi il condizionamento in senso restrittivo del testo di legge, è sicuramente un esercizio che poteva riuscire solo ad un “quarto potere” al servizio di ben altri poteri. Bizzarro che dopo tanta foga di vendere copie a scapito dei diritti civili, nessuno abbia invece parlato dei 900 emendamenti allo stesso testo di legge sulle Unioni Civili tutti respinti.
Per questi e altri motivi, Rsf ravvisa una perdita di “libertà di stampa” causato da ingerenze del Vaticano. Uno squilibrio che era stato ben evidenziato anche da altri lo scorso anno. Quindi si stupiscano ben poco gli italiani, se viviamo in un paese dove di fatto il dibattito pubblico viene indirizzato, quando non addirittura negato, in base alle esigenze politiche o religiose dei palazzi. Una stampa che senza un’inversione di tendenza è presumibilmente destinata a perdere ancora posizioni su posizioni. Dal 49° posto del 2010 al 77° posto del 2016 ci incamminiamo verso una graduatoria da regime teocratico, illiberale, autoritario. Nessun organo di informazione del bel paese sembra oggi voler ringraziare Bergoglio per l’incisivo contributo della “sua” Chiesa al “nostro” pessimo piazzamento. Chiedersene le ragioni è retorica, quindi la nostra speranza è che alla luce di tutto questo almeno gli italiani non continuino a chiedersene il motivo.
Paul Manoni
Fonte:

http://www.uaar.it/news/2016/04/27/due-stati-una-sola-posizione-classifica/#comment-765885

giovedì 21 aprile 2016

SENZA PAROLE: BEPPE GRILLO & TARCISIO BERTONE (di Luigi Tosti)

Quando le immagini "parlano" più delle parole. Le foto, tratte del blog di Beppe Grillo, non sono "fotomontaggi", come orgogliosamente puntualizza il comico ligure. Complimenti.




martedì 19 aprile 2016

Com’è “buono” Papa Francesco: ritorna da Lesbo con 12 migranti! (di Luigi Tosti)

Segue imperterrito il marketing pubblicitario della Chiesa Cattolica per creare su di sé l’aurea di ente solidale dispensatore di opere buone, per poter poi reclamare ulteriori privilegi economici da parte dell’ appecorata classe politica italiota.
L’ultima trovata della Chiesa -che può essere considerata geniale solo dagli idioti disposti ad abboccarvi- è quella di avere fatto fare a papa Francesco un viaggio a Lesbo, dove attualmente gli immigranti vengono respinti in Turchia grazie ad un accordo siglato dalla “cattiva” Europa- al fine di far risaltare, di contrapporre e di magnificare -in via mediatica- l’estrema “bontà” della Santa Apostolica Cattolica Romana Chiesa. Il Papa ha infatti fatto “selezionare” (!!) dodici soggetti di fede islamica (gli atei sono stati infatti scartati a priori perché considerati dei frammenti fecali) ai quali è stato poi concesso un “passaggio” sull’aereo (pagato dagli italioti) che ha riportato in Italia il papa. E questo allo scopo di “accogliere” nel Regno del Vaticano i 12 migranti selezionati.
In Vaticano, direte voi? Col cazzo! I 12 soggetti saranno in realtà accolti e mantenuti in Italia dalla “Comunità di Sant’Egidio”, cioè da quella Comunità, salita non proprio agli onori della cronaca, che viene mantenuta e foraggiata sempre con i soldini dei contribuenti italioti.
Ora vi chiederete: ma qual è la sorte degi altri 3.459.982 profughi che sono approdati in Europa? Chi li acccoglie e li mantiene? Forse il Vaticano o Josè Bergoglio, in arte Papa Francesco, o magari Sua Eccellenza Eminentissima il Cardinal Bertone nella sua povera stamberga romana?
E no, che cazzo pretendete, laicisti di merda che altro non siete!! La Chiesa ha fatto la “sua parte” con questo esempio di inaudita  magnificenza, di solidarietà e di accoglienza nei confronti dei migranti, accogliendone 12 a spese … dei contribuenti italioti!! Ora, agli altri 3.500.000 circa -che in fondo sono una bazzecola- secondo Papa Francesco ci debbono pensare gli europei, a loro spese!!
La genialità e la coerenza della Chiesa Cattolica sono sempre più ammirevoli. Ma ancor più ammirevoli sono la RAI e i cosiddetti “giornalisti” italioti, che fanno da cassa di risonanza alle diffusioni di questi ipocriti spot pubblicitari della CCAR, senza battere ciglio e senza osare accennare alla minima critica di falsità e di incoerenza che anche il più cretino degli italioti sarebbe in grado di esprimere. D’altra parte i giornalisti “tengono famiglia” e possono sparare tranquillamente a zero solo sui più anonimi e indifesi “mafiosi” che vivono, come topi, nei nascondigli ricavati nelle fogne o nei vespai: giammai sui potenti monarchi e prelati che vivono in superattici e che hanno stretto secolari rapporti mafiosi con i governanti della Repubblica Pontificia italiana.

Dunque, Viva il Papa e Viva il Regno di Vaticalia!
Addì 19.4.2016 d.i.C.

Luigi Tosti