giovedì 31 dicembre 2009

A CHE LIVELLI ARRIVA L'ARROGANZA CLERICO FASCISTA: NEGATA DAL SINDACO DI PESCARA L'AFFISSIONE DI MANIFESTI DELL'UAAR



Quello che vedete qui sopra è il manifesto che il circolo UAAR di Pescara ha chiesto di affiggere negli spazi pubblici, pagando le relative tasse. Con questo manifesto l'UAAR nient'altro ha fatto se non esercitare dei diritti inviolabili garantiti dala Costituzione italiana e dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo. L'UAAR, infatti, oltre ad essere la promotrice della battaglia legale per la rimozione dei crocifissi dalle scuole -che ha visto soccombere sonoramente e con notevole figuraccia l'Italia, pardòn la Colonia Pontificia, dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo- è anche un'associazione umanistica che propugna, in contrapposizione ai credenti, l'ateismo o l'agnosticismo, promuovendo la difesa del principio supremo di laicità. Affermare dunque, in un manifesto, "che il crocifisso non dovrebbe essere esposto nelle scuole, perché "le scuole non sono chiese e le cattedre non sono altari" e che, per converso, "i diritti umani vanno rispettati sempre, al di là delle fedi religiose o politiche", è quanto di più legittimo ed anodino possa concepirsi. Ebbene, il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia -di centrodestra e, dunque, del cosidetto Polo delle Libertà (negate)- ha vietato l'affissione di questo crocifisso, facendo carne di porco dei diritti cosituzionali ed inviolabili dell'Associazione UAAR. Il Sindaco del Polo delle Libertà Negate ha dichiarato che “in qualità di legale rappresentante dell’amministrazione comunale” ha ritenuto “inopportuna” la concessione dell’autorizzazione, in quanto i manifesti “non intendono diffondere una propria convinzione di carattere religioso, ma piuttosto a mettere in discussione la credibilità di un simbolo, il crocifisso, storicamente condiviso dall’intera cristianità”. Il sindaco ha aggiunto che, a suo dire, “il dettato costituzionale” fa riferimento “proprio al ‘comune sentire’, ossia ai principi ampiamente condivisi dai cittadini e profondamente radicati nella collettività”. Ha inoltre ricordato che “il Regolamento comunale per le pubbliche affissioni, all’articolo 35 bis, comma 1, stabilisce che è facoltà dell’Ufficio competente rifiutare l’affissione di materiale pubblicitario il cui contenuto possa integrare ipotesi di reato. A tale proposito si pone l’attenzione sulla possibilità, ovviamente da approfondire nelle opportune sedi, che i contenuti dei manifesti in questione siano tali da configurare un delitto contro le confessioni religiose, di cui al titolo IV del Codice penale”.
Mi chiedo -e chiedo- se possano esistere manifestazioni di arroganza clerico-fascista superiori a quella messa in atto dal Sindaco di Pescara, il quale ritiene giusto che preti, papi, baciapile, vescovi, cardinali, cittadini e sinanco gli idioti possano esprimere l'opinione che il crocifisso deve rimanere nelle scuole perché i giudici della Corte Europea sono degli ubriaconi e delle loro sentenze l'Italica Colonia Pontificia può anche far uso igienico, mentre gli atei e gli agnostici debbano tacere, pena l'immediata denuncia all'autorità giudiziaria per .....vilipendio (degli idioti)!!!
E il bello è che non si vergognano.

venerdì 25 dicembre 2009

IL GIUDICE "ANTICROCIFISSO" LUIGI TOSTI SARA' PROCESSATO IL 22 GENNAIO 2010 DAL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA



Avviso tutti gli amici che mi hanno sostenuto nella battaglia per la rimozione dei crocifissi dalle aule dei tribunali italiani che il prossimo 22 gennaio 2010, alle ore 9,30, sarà celebrato, dinanzi al Consiglio Superiore della Magistratura, Piazza Indipendenza n. 4, ROMA, il procedimento disciplinare che è stato aperto, circa 5 anni fa, a mio carico per essermi io rifiutato di tenere le udienze sotto l'incombenza dei crocifissi. Un procedimento, questo, per il quale ha subito due condane penali ad un anno di reclusione (poi annullate dalla Cassazione) e sto subendo, da 4 anni, la sospensione dallo stipendio e dalle funzioni. Mi difenderò da solo e l'udienza sarà pubblica (anche se l'aula non è particolarmente capiente). La presenza di televisioni sarebbe oltremodo gradita, non avendo io alcunché da nascondere o di cui vergognarmi: credo, però, che l'Avv. Nicola Mancino negherà le autorizzazioni per impedire che venga ripreso questo processo, degno della migliore Santa Inquisizione della Chiesa cattolica. In ogni caso, rappresento che presterò il consenso preventivo a quanti vogliano chiedere di riprendere il processo e divulgarlo. In caso di condanna e di conseguente rimozione dalla magistratura, adirò la Corte Europea dei diritti dell'Uomo: in caso di assoluzione e di reintegrazione in servizio, seguiterò a rifiutarmi di tenere le udienze sino a che il Ministro di Giustizia (oggi Angelino Alfano) non avrà rimosso l'ultimo crocifisso dall'ultima aula di giustizia della Colonia Pontifica, cioè dell'Italia. Presagisco (ed anzi spero) che i membri del CSM, per non offendere i desiderata di Papa Benedetto XVI ed anche per non correre il rischio di essere linciati e di essere bollati come "ubriaconi" (com'è avvenuto per i giudici della CEDU), opteranno per la prima soluzione.
E' gradita la massima diffusione di questa notizia.
Buon Sol Invictus a tutti.
Luigi Tosti

ABBANDONATO IN UNA STALLA DEL BRESCIANO UN NEONATO EXTRACOMUNITARIO: LA PROCURA INDAGA. BOSSI E MARONI HANNO ESPRESSO SDEGNO E INDIGNAZIONE.

Nella prima mattinata di oggi, 25 dicembre 2009, è stato trovato un neonato in stato di evidente abbandono in una stalla del bresciano. La polizia e i servizi sociali stanno indagano alacramente. Da indiscrezioni si è appreso che sono stati arrestati un falegname e una fanciulla, di 14 anni, che è stata tradotta al carcere minorile di Brescia. L’allarme è scattato nelle prime ore del mattino grazie alla segnalazione di un possidente terriero che, temendo di incappare nelle sanzioni irrogate dalla recente legge Maroni, ha segnalato alla Prefettura la presenza di una famiglia di extracomunitari, accampata in una stalla di sua proprietà. Al loro arrivo gli agenti di polizia, accompagnati da assistenti sociali, si sono trovati di fronte ad una scena di degrado agghiacciante: un neonato, avvolto in uno scialle, era stato abbandonato su di una mangiatoia del bestiame dalla madre, un’extracomunitaria di appena 14 anni, presumibilmente di cittadinanza palestinese.
Al tentativo della polizia e degli operatori sociali di far salire la madre e il bambino sui mezzi delle forze dell’ordine, l’uomo, successivamente identificato per Joseph H., ha opposto resistenza, spalleggiato da alcuni pastori e da tre altri extracomunitari, presenti sul posto. Sia il Joseph che i tre stranieri, risultati sprovvisti di documenti di identificazione e permesso di soggiorno, sono stati tratti in arresto.
L’Ufficio Stranieri della Questura e la Guardia di Finanza stanno indagando per scoprire il paese di provenienza dei tre clandestini. Secondo fonti di polizia i tre potrebbero essere spacciatori internazionali, dato che sono stati trovati in possesso di un ingente quantitativo di oro e di sostanze presumibilmente illecite. Nel corso del primo interrogatorio gli arrestati hanno riferito di agire in nome di “Dio”: il che ha indotto gli inquirenti a seguire la pista dei terroristi di Al Qaeda. Le sostanze chimiche rinvenute sono state inviate al laboratorio per le analisi. La polizia mantiene uno stretto riserbo sul luogo in cui è stato portato il neonato. Si prevedono indagini lunghe e difficili.
Un breve comunicato stampa dei servizi sociali, diffuso in mattinata, si limita a rilevare che il padre del bambino è un adulto di mezza età, mentre la madre è ancora adolescente. Gli operatori si sono messi in contatto con le autorità palestinesi per scoprire quale sia il rapporto tra i due e se la loro lontananza dal luogo di residenza abituale possa nascondere rapimento o plagio. Nel frattempo la giovane, di nome Maria, è stata ricoverata all’ospedale e sottoposta a visite cliniche e psichiatriche. Sul suo capo pende l’accusa di maltrattamento di minori e tentativo di abbandono di minore. Gli inquirenti nutrono peraltro dubbi sullo stato di salute mentale della fanciulla, la quale afferma di essere ancora vergine e di aver partorito il figlio di Dio.
Il primario del reparto di Igiene Mentale ha dichiarato oggi in conferenza stampa: “Non sta certo a me dire alla gente a cosa deve credere, ma se le convinzioni di una persona mettono a repentaglio – come in questo caso – la vita di un neonato, allora la persona in questione rappresenta un rischio sociale. Il fatto che sul posto siano state rinvenute sostanze stupefacenti, non ancora consuete al nostro mercato clandestino, non migliora il quadro. Sono comunque certo che, se sottoposte ad adeguata terapia per uno due o tre anni –e solo i progressi determineranno la durata della cura– le persone coinvolte in questa triste vicenda, compresi i tre trafficanti di droga, potranno essere reinseriti a pieno titolo nella società. Le autorità competenti decideranno se espellerli con foglio di via obbligatorio o accettare la loro eventuale richiesta di permesso di soggiorno. Ma questo esula da ogni mia responsabilità professionale”.
Pochi minuti fa si è sparsa la voce che anche i contadini presenti nella stalla vengono sospettati di essere consumatori abituali di sostanze stupefacenti. Il loro alibi non ha retto ai primi controlli. Sostengono infatti di essere stati costretti a recarsi nella stalla da una persona di alta statura, con addosso una lunga veste bianca e “due ali sulla schiena”. Avrebbe loro imposto di festeggiare il neonato. Il portavoce della sezione antidroga della questura ha così commentato: “Gli effetti di certe sostanze a volte sono imprevedibili, ma si tratta della scusa più assurda mai messa a verbale negli interrogatori di tossicodipendenti”.
Bossi e Maroni hanno espresso indignazione e preoccupazione per l’accaduto ed hanno assicurato che gli extracomunitari saranno al più presto rimpatriati: “In Italia non c’è posto per coloro che non hanno un lavoro stabile e che non si integrano nei nostri valori e nei nostri principi cristiani”.
Postato da FANTACRONACA VERA

domenica 13 dicembre 2009

IL 25 DICEMBRE, FESTA DELLA FALSA NATIVITA' DI GESU' (di Luigi Tosti)

Pubblico, qui di seguito, l'interessante intervista al prof. Alberto Bernardino Mariantoni
Un Natale senza “neonato”, reperibile sul sito:
http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=18359

“Molti studiosi, ormai, considerano che il Cristianesimo –inizialmente una semplice Setta eterodossa del Giudaismo– possa essere scaturito da una serie di costruzioni intellettuali. Delle costruzioni che, a partire dal retroterra culturale fornito dall’Antico Testamento, abbiano realizzato –e, qui, sto cercando di semplificare– un nuovo credo che, rispetto all’iniziale fede di Mosè, tendesse ad adattarsi molto di più alla sensibilità, alla mentalità ed alle consuetudini delle popolazioni europee e mediterranee d’epoca romana. Dando vita, per questo, ad un ‘personaggio ideale’ (il Gesù della fede) e ad un artificiale e studiato sincretismo, a partire da antiche religioni misteriche che, a loro volta, si riferivano a Dei ed a personaggi mitologici, morti e resuscitati, come, ad esempio, Osiride, Dionisos, Mithra, Sol Invictus, Asklēpiós o Aesculapius (Ascepio, in greco ; Esculapio, in latino), ecc. » (Alberto B. Mariantoni)

Canzano 1- Lei, come esperto di religioni del Vicino e Medio Oriente, che potrebbe dirci a proposito della ricorrenza del Santo Natale?

MARIANTONI - Prima di incorrere in sgradevoli o antipatici qui pro quo, premetto che non sono un teologo, ma un politologo. Qualcuno, cioè, che studia ed analizza le religioni dal punto di vista della cultura e della storia. Lungi da me, dunque, volere tentare di scalfire, inficiare o snaturare i fondamenti morali e/o le basi spirituali di una qualunque credenza o di una qualsiasi religione. Chiunque non si ritenga uno stolto o un mero presuntuoso, infatti, sa che la ragione non è mai in grado di spiegare nessuna fede, mentre invece, la fede è invariabilmente in condizione di spiegare qualsiasi ragione. Ora, se a lei conviene una lettura culturale e storica della ricorrenza del Natale, possiamo senz’altro continuare. Altrimenti, preferisco fermarmi qui.

Canzano 2- No, no, per carità… Per me va benissimo che ci parli della ricorrenza del Natale, anche soltanto dal punto di vista della cultura e della storia…

MARIANTONI - Da un punto di vista strettamente storico, posso dirle che il “Natale cristiano” è una “pia” ciarlataneria. Una simulazione convenzionale, nata da un plagio. Un sincretismo posticcio e raffazzonato. Una favola, insomma, che –ripetuta ossessivamente per 17 secoli– è, oggi, maggioritariamente considerata e creduta una “verità storica”!

Canzano 3- In chiaro, mi sta dicendo che – da un punto di vista storico – il Gesù della tradizione cristiana non sarebbe nato il 25 Dicembre dell’anno “0” della nostra era?

MARIANTONI - Vede, il celebre Yehòshuà ben Yussef o Yeshù o Jeschù (che in ebraico significa , ‘YHWH è salvezza’) o Iēsoûs o Iesus o Gesù della tradizione cristiana, non solo non è mai nato un 25 Dicembre ma, da un punto di vista storico, non è nemmeno esistito… In tutti i casi, non è mai esistito –per essere più preciso– nei termini in cui i testi del Nuovo Testamento continuano a presentarcelo.

Canzano 4- Ma come non sarebbe mai esistito? Si spieghi meglio…

MARIANTONI - Certamente. Prendiamo, per cominciare, la data di nascita del Gesù della fede. Secondo la tradizione cristiana, Yehòshuà/Yeshù/Jeschù/Iēsoûs/Iesus/Gesù sarebbe nato nel corso del principato di Augusto (-31/14) e sarebbe stato crocifisso durante quello di Tiberio (14/37). In che anno, mese e giorno sarebbe nato, esattamente? Questo, nessuno lo sa, né può affermarlo con certezza. Nemmeno la Chiesa, con la sua notoria e mal celata prerogativa di assoluta “infallibilità”! Un breve giro d’orizzonte tra gli scritti degli autori che cercano storicamente di situare quell’avvenimento, ci offre l’ampiezza dell’estrema confusione che è sempre regnata a proposito dell’eventuale data di nascita (Matteo 1, 18; Luca 1, 14; 2, 7) del Gesù della fede. Per alcune Chiese orientali –secondo il resoconto fattoci pervenire da Clemente Alessandrino (150-215 – Titus Flavius Clemens), in Stromates I, 21,146– il medesimo Gesù potrebbe essere stato partorito un 25 Pashon (che corrisponde al nostro 20 Maggio) o un 15 Tybri (10 Gennaio) o un 11 Tybri (6 Gennaio). Se seguiamo, invece, le indicazioni forniteci dal ‘De pascha computus’ –attribuito a Tascio Cecilio Cipriano (199-258 – Thascius Caecilius Cyprianus)– il medesimo Gesù potrebbe essere venuto al mondo un 28 Marzo. Diversamente, per Ippolito (m. 235 – in ‘Commento su Daniele’ IV, 23), quell’evento potrebbe essersi verificato un 23 Aprile. Al contrario, se teniamo conto dei punti di vista di Epifanio (315-403 – Epiphanius, Vescovo di Salamina), di Ephraem Syrus (306-373), di Cosma Indicopleuste (o ‘Viaggiatore delle Indie’ - P.G., LXXXVIII, 197) e di Abramo di Efeso (VIº secolo), l’identico Gesù potrebbe essere nato un 6 Gennaio (dalla data di quell’avvenimento, tra l’altro, si fa derivare il termine Epifania –dal greco Epiphàneja– manifestazione, nascita, comparsa, apparizione. Ed è in questa data, in ogni caso, che la Chiesa Ortodossa continua a festeggiare il Natale). Più vicino a noi, il Vescovo e teologo inglese John B. Lightfoot (1602-1675 –all’epoca vice cancelliere dell'Università di Cambridge: lo stesso personaggio che aveva minuziosamente “calcolato” che Dio avrebbe creato l’Universo alle 9 di mattina del 26 Ottobre -4004!), ci informa che il Gesù della fede potrebbe essere stato generato un 15 Settembre. Dal canto loro, Henry Browne (‘Ordo saeclorum’, Londra, 1844) e Thomas Lewin (‘Fasti Sacri’, Londra, 1865), considerano più volentieri che la nascita di Gesù potrebbe essere avvenuta nel mese di Agosto. Da parte sua, il Reverendo Jack Barr (vedere http://www.barr-family.com/godsword/dateborn.htm) è molto più propenso a credere che il medesimo Gesù possa essere nato tra Aprile e Settembre dell’anno -5. Roger T. Beckwith (‘The Date of Christmas and the Courses of the Priests’, in Id., Calendar & Chronology, Jewish and Christian, Leiden, 1996, pp. 79-92), invece, pensa che quell’evento possa essersi verificato nell’ultima decade di Settembre. Identica deduzione per Corrado Maggia che parla ugualmente del mese di Settembre. (vedere: http://www.incontraregesu.it/risposte/25dicembre.htm). Alcuni astronomi, invece –basandosi sull’indizio offerto dalla famosa ‘stella cometa’ che avrebbe indicato ai Re Magi l’esatta ubicazione del luogo di nascita del Gesù della fede, e costatando che in quel periodo della storia l’unico fenomeno astro-fisico che sia stato registrato, è quello della congiunzione di Giove e di Saturno, nella costellazione dei Pesci– sono più propensi a credere che quell’evento possa essersi verificato il 13 Novembre del -7. Ultimo in data (ma si potrebbe continuare all’infinito…), Guido Pagliarino (‘Gesù, nato nel 6 a.C., crocifisso nel 30 d.C.: un approccio storico al cristianesimo’, Collana Orione, Prospettiva Editrice, Civitavecchia, 2003) –che tiene conto, sia degli studi di Keplero che delle scoperte archeologiche di Schnadel– pretende che la nascita di Gesù possa essere avvenuta a Giugno o ad Agosto dell’anno -6. Inutile, dunque, cercare, da un punto di vista della Storia, la vera data di nascita del Gesù della fede. Insomma, l’unica cosa indiscussa che ci è dato storicamente di conoscere, è che, nel 337 della nostra era, il Papa Giulio Iº (Pontefice dal 337 al 352), per ordine (sembra…) dell’Imperatore Costantino (Flavius Valerius Aurelius Claudius Constantinus o Imperator Caesar Flavius Constantinus Pius Felix Victor Augustus Maximus – 274-337), decretò che lo Yehòshuà/Yeshù/Jeschù/Iēsoûs/Iesus/Gesù della tradizione cristiana, era nato nella notte tra il 24 ed il 25 Dicembre del 753 ab Urbe condita (a.U.c. – cioè, dalla fondazione di Roma). In altre parole, nell’Anno 0 della nostra era!

Canzano 5- Lei, però, come ha accennato prima, tenderebbe ugualmente a negare, addirittura l’esistenza storica della figura di Gesù Cristo?

MARIANTONI - Mi scusi, ma io, personalmente, non nego e non affermo nulla. Anche perché, se permette, io, in quell’epoca, non c’ero. Quindi, non posso testimoniare, né in un senso, né nell’altro! Come ogni ricercatore che si rispetti, però, non posso non tenere conto dell’insieme delle fonti storiche che esistevano, in quel tempo, nel contesto dell’area mediterranea. Tra quelle fonti, mi permetto di ricordare: Titus Livius oTito Livio (-59/+17); Publius Ovidius Naso o Ovidio (-43/+18); Philo Iudaeus Alexandrinus o Filone di Alessandria (-20/+50); Marcus Velleius Paterculus (-19/+31); Phaedrus o Fedro (-15/+50); Quintus Asconius Pedianus o Quinto Asconio Pediano (-9/+76); Lucius Annaeus Seneca o Seneca (-4/+65); Quintus Curtius Rufus o Quinto Curzio Rufo (m. 53); Aulus Perseus o Persius Flaccus o Aulo Persio Flacco (4/62); Lucius Iunius Moderatus Columella o Lucio Giunio Moderato Columella (4/70); Lucius Iunius Moderatus Columella o Lucio Giunio Moderato Columella (4/70); Gaius Plinius Secundus Major o Plinio il Vecchio (23/79); Tiberius Catius Asconius Silius Italicus o Silio Italico (26/101); Marcus Fabius Quintilianus o Quintiliano (35/100); Marcus Valerius Martialis o Marziale (38/104); Marcus Annaeus Lucanus o Lucano (39/65); Sextus Iulius Frontinus o Frontino (40/103); Dion Chrysostomos o Dione Crisostomo (40/120); Publius Papinius Statius o Publio Papino Stazio (46/96); Ploútarkhos o Plutarco (46/127); Decimus Iunius Iuvenalis (60/140); Appianos o Appiano Alessandrino (95/165); Zadok o Iustus o Justus o Giusto di Tiberiade (I sec.); Marcus Valerius Maximus o Valerio Massimo (I sec.); Pomponius Mela o Pomponio Mela (I sec.); Gaius Valerius Flaccus o Valerio Flacco (I sec.); Statius Caelicius o Stazio Cecilio (I sec.); Lucius Apuleius Madaurensis o Lucio Apuleio (123/170); Iulius Lucius Annaeus Florus o Lucio Florio (I/II sec.); Publius Aelius Phlegon o Flegone (I/II sec.); Theon di Smyrne o Teone di Smirne (I/II sec.), ecc. Come studioso di questa materia, dunque, mi pongo semplicemente queste domande: come mai la quasi totalità delle fonti storiche (ivi compreso il Cristano Eusebio di Cesarea, detto il falsario, nel suo ‘Vita di Costantino’ III, 56) riporta notizie a proposito di Apollonion Tyaneus o Apollonio di Tiana (2/98), un autentico e stimato guaritore che operava "miracoli", senza mai avere preteso di essere figlio di nessuna divinità? Mentre, invece, al contrario, nessuna delle medesime fonti, non sembra degnarsi, in nessun modo, di spendere neanche una parola a proposito del Gesù della fede, il diletto figliuolo di Dio (Matteo 3, 17; 17, 5; Marco 1, 11; 9, 7; Luca 3, 22; 9, 35; 2 Pietro 1, 17), del Nuovo Testamento? Vale a dire, quello sbalorditivo e prodigioso personaggio, cioè, che – secondo i Vangeli – avrebbe “camminato (e fatto camminare Pietro/Khefa) sulle acque” (Matteo 14, 25-29; Marco 6, 45-56; Giovanni 6, 16-21), “resuscitato – oltre che se stesso (Matteo 28, 1-10; Marco 16, 1-9; Luca 24, 1-12; Giovanni 20, 1-18) – i morti” (Matteo 9, 23-25; 11, 5; Marco 5, 42; Luca 7, 22; Giovanni 11, 41-44; 12, 9), “mondato i lebbrosi” (Matteo 8, 2-4; Marco 1, 41; Luca 5, 12-14), “guarito i paralitici” (Matteo 8, 5-13; 9, 2-5; 12, 16; Marco 1, 21; 2, 1-12; ; Luca 4, 31; 5, 23; Giovanni 5, 8, 11, 12) e gli “infermi” (Matteo 14, 14; 9, 36; Marco 6, 34; 8, 2), “sanato l’indemoniato cieco e muto” (Matteo 12, 22; Marco 3, 20; Luca 11,14), “restituito la vista ai ciechi” (Matteo 9, 27-30; 20, 30-34; Marco 10, 47; Giovanni 9, 10-11), “guarito gli storpi” (Matteo 15, 30), “cambiato l’acqua in vino” (Giovanni 2, 5-11), “realizzato il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci” (Matteo 14, 16-21; 15, 34-38; Marco 6, 30-44; 8, 1-9; Luca 9, 10-17; Giovanni 6, 1-15), ecc.? Il silenzio “assordante” della Storia su questo favoloso personaggio, non le “suona” un po’ strano?

Canzano 6- In altre parole, secondo lei, non ci sarebbe nessuna fonte storica che possa oggettivamente attestare la nascita, la vita, la passione, la morte ed i miracoli del Cristo, al di fuori del Nuovo Testamento e di altri scritti cristiani?

MARIANTONI - Capisco la sua reazione. Che vuole, dopo 17 secoli di sistematica e capillare colonizzazione culturale operata dalla Chiesa su i nostri Popoli-Nazione, ed i riflessi condizionati che –per questi ultimi– ne sono inevitabilmente derivati, mi rendo conto che le mie informazioni possano essere considerate scioccanti. Ma –storicamente parlando– le posso assicurare che, a mia conoscenza, non esistono fonti extra-cristiane che siano in grado di documentare la reale esistenza del Gesù della fede. La Chiesa, naturalmente, pretende il contrario. Pretende, infatti, che quattro storici, non cristiani, abbiamo comunque parlato di Gesù. In particolare: Plinio il Giovane, in una lettera all'imperatore Traiano (Lettere X, 96-97 ); Flavio Giuseppe o Joseph ben Mathitjahu o Joseph Ben Matthias o Josephus Flavius (Antiquitates iudaicae XVIII. 63-64; XX, 200) o celebre ‘testimonium flavianum’ (vedere: http://it.wikipedia.org/wiki/Testimonium_flavianum); Publius Cornelius Tacitus o Tacito (Annales XV, 44); Gaius Suetonius Tranquillus o Svetonio (che, in un suo testo a proposito di disordini a Roma, nell’anno 50, parla di un certo "Chrestus"/”Chrestos” = in greco antico, ‘utile’, ‘buono’, ‘eccellente’; un nome che veniva spesso affibbiato a degli schiavi, e che non può essere in nessun caso confuso con quello di Christos = Mâschîàh: cioè, l’unto o il consacrato, della tradizione cristiana). Ora, se – per ovvi motivi – si esclude quest’ultimo autore, non c’è affatto da sbalordirsi se la maggior parte degli studiosi di questa materia considerino che le frasi degli altri tre storici (che, in definitiva, dovrebbero certificare l’esistenza storica del Cristo), siano delle semplici interpolazioni ad hoc che sarebbero state operate da copisti cristiani, a partire dal IV secolo. In questa sede, sarebbe troppo lungo riassumerle l’insieme delle prove che sono in grado di documentarlo. Chi è curioso, però, può sempre dare uno sguardo alle opere di un certo numero di ricercatori che si sono interessati a questa problematica. Cito a memoria: Lucas Osiander, Bruno Bauer, John M. Robertson, Alfred Loisy, Prosper Alfaric, Raoul Vaneigem, Earl Doherty, Michel Onfray, Paul-Louis Couchoud, Jacques Moreau, Charles Guignebert, Pierre Battifol, Léon Hermann, Daniel-Rops, Marie-Joseph Lagrange, Marcel Simon, Pierre-Aimé Puech, Edmond Staffer, Friedrich Pfister, Georges Las Vergnas, Emil Schürer, Serge Bardet, Guy Fau, Georges Ory, Emil Schürer, Henry Chadwick, Pierre Geoltrain, Luigi Cascioli, Giancarlo Tranfo, ecc.

Canzano 7- Ma, allora, come è nato il Cristianesimo?

MARIANTONI - Molti studiosi, ormai, considerano che il Cristianesimo –inizialmente, una semplice Setta eterodossa del Giudaismo– possa essere scaturito da una serie di costruzioni intellettuali. Delle costruzioni che, a partire dal retroterra culturale fornito dall’Antico Testamento, abbiano realizzato –e qui sto cercando di semplificare– un nuovo credo che, rispetto all’iniziale fede di Mosè, tendesse ad adattarsi molto di più alla sensibilità, alla mentalità ed alle consuetudini delle popolazioni europee e mediterranee d’epoca romana. Dando vita, per questo, ad un ‘personaggio ideale’ (il Gesù della fede) e ad un artificiale e studiato sincretismo, a partire da antiche religioni misteriche che, a loro volta, si riferivano a Dei ed a personaggi mitologici, morti e resuscitati, come, ad esempio, Osiride, Dionisos, Mithra, Sol Invictus, Asklēpiós o Aesculapius (Ascepio, in greco ; Esculapio, in latino), ecc.

Canzano 8- Ritornando alla ricorrenza cristiana del Natale, potrebbe precisarci i motivi che, secondo lei, spinsero la Chiesa del 337 ad imporre la data del 25 Dicembre, per festeggiare la nascita del suo Gesù?

MARIANTONI - Ecco una delle tante prove che documentano il sincretismo di cui le stavo parlando. Come spiega Miranda Green (Le Divinità solari dell’antica Europa, Collana ‘Nuova Atlantide’, Serie Religiosità e sacro, Mito e conoscenza, Trad. di Massimo Ortello, ECIG, Genova, 1995), infatti, il 24/25 Dicembre era un’ancestrale ricorrenza che era sistematicamente e spontaneamente festeggiata dalla quasi totalità delle popolazioni dell’Europa. Nei paesi scandinavi, ad esempio, si festeggiava la nascita di Freyr, il figlio supremo di Odino (Odhinn-Wotan). Nell’estremo Nord, si celebrava Baldur (il candido e bellissimo ‘Dio della giustizia’ e del ‘bene’; un Dio che dopo essere stato ucciso, era resuscitato 40 giorni più tardi). In Danimarca, si festeggiava Trundholm (il ‘disco solare’). In Irlanda, si commemorava la venuta al mondo di Samhein (un Dio, guarda caso, che dopo tre giorni dalla sua morte, era ugualmente risorto). I Gallo-Celti glorificavano Alban Arthuan (la ‘rinascita del Sole’). I Troiani – secondo l’Iliade di Omero – adoravano il Sole-Apollo. I Greci, celebravano Helios (il ‘carro solare’ – figlio dei Titani Hypérion e Théia) ed in seguito Apollo Phoibos (‘Apollo raggiante’); ma onoravano ugualmente Adonis o Adone (allegoria della morte e della rinascita della natura) e Dionisio (figlio di Zeus e di Semele). A Roma e nel Lazio, si festeggiavano i Saturnali (feste in onore di Saturno, ‘Dio dell’Agricoltura’, dal 19 al 25 Dicembre) e la nascita di Bacco (l’equivalente di Dioniso, in Grecia); si onorava ugualmente il Sol Indiges e, più tardi – introdotto nel 273 (MXXVI a.U.c.) dall’Imperatore Aureliano (270-275) – il Dies Natalis Solis Invicti (il ‘giorno della nascita del sole invincibile’ – celebrazione fissata ante diem octavum Kalendas Ianuarias, cioè il nostro 25 Dicembre). I Germani, nello stesso periodo, solennizzavano il giorno di Yule (la ‘ruota solare’) e gli Anglo-Sassoni, l’equivalente Geola (il ‘giogo dell’anno’). Nei Balcani, tra le popolazioni Illiriche, si ossequiava Dupljaja (la ‘figura d’argilla’) e, tra gli Slavi, Dajbog. Il tutto, naturalmente, senza dimenticare che nello stesso periodo erano ugualmente festeggiati, Giove/Zeus/Juppiter (‘Dio Supremo’, ‘Padre dei Cieli’ e ‘Re degli Dei’) e Plutone/Hadès (Pluto, ‘colui che arricchisce’, in latino; Hadès, ‘colui che rende invisibile’, in greco), nonché l’egiziano Osiride o Osiris (‘Dio della morte e dell’oltretomba’). Non parliamo del Vicino-Oriente. In quella regione, la radicata ritualità del 24/25 Dicembre è ugualmente comprovata dalla storia e dall’archeologia. In quella data, ad esempio, i Sumeri vi celebravano il culto di Utu Babba (il ‘Sole’ – ‘Dio della giustizia’) che era rappresentato dal disco solare e il numero 20. E vi commemoravano ugualmente la nascita di Dumuzi (chiamato Tammuz a Babilonia e considerato la ‘reincarnazione del Sole’), un altro Dio morto e resuscitato! Quel Dio era rappresentato, da un bambino, in braccio alla madre Semiramis e/o a Istrar (la ‘Regina del Cielo’ babilonese che aveva una aureola di 12 stelle che svettava sul capo), alla stessa stregua dell’indiana Isi con suo figlio Iswara o dell’egiziana Isis con suo figlio Horus, ecc. Nell’antico Egitto, inoltre, si festeggiava il ‘Dio Sole’ Rê o Râ (più tardi, Amon-Râ), il ‘Dio Creatore’ che era rappresentato dalla figura di un uomo che portava un disco solare sulla testa. Ad Heliopolis (la ‘città del Sole’), sempre in Egitto, il medesimo Rê o Râ veniva adorato sotto le sembianze di un falco e l’aspetto umano di Atum. Questo, naturalmente, senza dimenticare Serapide (altro nome del ‘Dio Sole’ egiziano), né il monoteistico Dio Aton voluto da Amenhotep IVº che, nel corso del suo breve e sfortunato regno, per meglio attribuirsi e dedicarsi al Sole aveva addirittura cambiato il suo nome in Akhenaton (l’efficienza di Aton). A Babilonia, nello stesso periodo, si commemorava Bel-Marduk (il ‘vitello del Sole’) e Shamash (il ‘Dio Sole’). Ad Emesa (l’attuale Homs), in Siria, si ricordava solennemente Elababalus o Invictus Sol Elagabalus (il ‘Dio Sole invitto’ – da cui prenderà spunto l’Imperatore Aureliano, per il suo Dies Natalis Solis Invicti). A Petra, tra i Nabatei, si onorava Dusares (il ’Dio Sole’). Nell’India vedica, si celebrava Surya (il ‘fuoco del cielo’ o ‘l’ultima verità’). Nella medesima data del 24/25 Dicembre, inoltre, si festeggiava la nascita del Dio Mitra o Mitra (l’invictus-aniketos, venerato ugualmente a Roma come il nome di fautor imperii), una delle più importanti divinità dell’induismo antico e dell’originaria religione persiana. In Frigia, nell’allora Asia Minore (l’attuale Turchia), si solennizzava la nascita di Attis o Atys (figlio ed amante dell’affascinante Dea Cibele o Cybele-Agditis). Identica considerazione per quanto riguarda buona parte del resto del mondo. Nel Messico pre-colombiano, ad esempio, veniva onorato Quetzalcoatl (il ‘serpente con le piume’ e ‘Dio della luce’) e Huitzilopochtli, il ‘Dio Sole’ degli Aztechi. Itzamnà (il ‘Dio del Sole’) e la nascita del Dio Bacab, nello Yucatan, erano commemorati dai Maya. Gli Incas festeggiavano Inti o Inti Raymi, un Dio che era rappresentato con una maschera d’oro, dal viso umano, ornato di raggi. In Cina, si commemorava il giorno di Scing-Shin. In Giappone, era la Dea Amaterasu o-mi-kami (la ‘grande e regale divinità che illumina il cielo’), a ricevere i medesimi onori. Dobbiamo ancora chiederci il motivo per cui la Chiesa del 337 decise di scegliere la data del 24/25 Dicembre, come data convenzionale della presunta e mai accertata nascita del Gesù della fede?

Canzano 9- Un’ultima domanda Prof. Mariantoni: lei è Cristiano? Festeggia il Natale?

MARIANTONI - Sono nato in una famiglia cattolica. Di conseguenza, sono stato battezzato e cresimato. Mi sono sposato in Chiesa. Da giovane, ho servito la Messa, ho suonato le campane e le nacchere, sono andato per questua, ho spesso accompagnato il prete –come chierichetto– nelle benedizioni delle abitazioni (a Pasqua) e nelle estreme unzioni, ecc. Ero affascinato dalle Messe cantate e dai Canti gregoriani. Mi piacevano le processioni e l’insieme delle ritualità che caratterizzavano gli aspetti formali e sostanziali di quella fede. In definitiva, così come me l’avevano insegnata da piccolo, la fede in Cristo, appariva ai miei occhi, come la Via, la Verità e la Vita. Mi sentivo (e ne ero fiero!) un Soldato di Cristo. Insomma, per farla breve – nonostante che più tardi abbia scoperto che si trattava del compendio di una semplice costruzione intellettuale– non avrei avuto nessun problema a continuare a restare cattolico. E questo, anche se la Chiesa mi avesse ufficialmente certificato che quella fede, altro non era che una bellissima favola! Il Cattolicesimo romanizzato, in fondo, faceva parte della storia del mio Paese (cuius regio, eius religio) e sarebbe stato ammissibile, ai miei occhi, che avesse potuto continuare ad interessarsi degli aspetti spirituali della vita degli Italiani. Poi, venne il Concilio Vaticano II. E la Chiesa divenne un’altra cosa. La Chiesa, in breve, per le ragioni che sono le sue, dopo 17 secoli di “libera uscita” ideologico/teologica (apparentemente autonoma…), decise – forse obtorto collo – di ritraslocare in Sinagoga. I Cristiani accettarono di diventare i “fratelli minori”… Il tutto, naturalmente, senza che i suoi responsabili, dopo la loro radicale e contraddittoria metamorfosi, avessero avuto il coraggio o il buon senso di cancellare dal Nuovo Testamento l’insieme dei riferimenti che stigmatizzavano gli “Ebrei” come deicidi (Paolo, prima Lettera ai Tessalonicesi, 2, 14-16; Atti, 2, 23; 2, 36 ; 3, 14-15; 4, 10 ; 5, 30; 10, 39 ; 13, 28; Giovanni, 5, 18; 19, 6-7; 19, 15; Matteo 27, 25), figli dell'inferno... sepolcri imbiancati... serpenti… razza di vipere… (Matteo 3, 7; 12, 34 ; 23, 15, 27 ; 23, 31-38; Luca 3, 7), uccisori di profeti (Paolo, Iª Lettera ai Tess., 2, 15 ; Matteo 23, 34; 23, 37; Luca 11, 47; 11, 51; 13, 34), pieni di rapina e d'iniquità (Luca 9, 39), avversi a tutti gli uomini (Paolo, Iª Lettera ai Tess., 2, 15), oltraggiatori della legge (Marco 7, 10), abrogatori della parola di Dio (Marco 7, 13), bestemmiatori (Marco 15, 29-32), progenie del demonio (Giovanni, 8, 44), Sinagoga di Satana (Apocalisse 2, 9; 3, 9); ecc. Infine, in Chiesa, tra le tante “innovazioni” che ci venivano suggerite, ci incominciarono a dire che il Cristianesimo non era più ‘La Verità’, ma ‘una’ delle “verità”… A quel punto, mi chiesi: tra le tante “verità” esistenti, per quale ragione dovrei remissivamente continuare a professarne una che – in realtà – non ha niente a che fare o che vedere con l’originaria Civiltà del mio antico Popolo-Nazione? Visto che avevo l’imbarazzo della scelta, perché, allora, non ritornare ai nostrani Dei dei Patres o ‘Indigetes’ (tradizionali): vale a dire, Giano, Giove, Marte, Quirino e Vesta? Lo stesso dicasi per la ricorrenza cristiana del Natale. Alla luce delle suddette considerazioni, oggi, ovviamente, non la festeggio più. Preferisco, in tutti i casi, celebrare il Solstizio d’Inverno che altro non è che un reale ed oggettivo avvenimento astrofico naturale che segna il ciclico e costante ritorno della luce, a discapito delle tenebre.

Canzano 10- Insomma, per concludere, è diventato un miscredente, un agnostico o un pagano?

MARIANTONI - Mi consideri come meglio crede… Per quanto mi riguarda, so di essere un uomo libero. Un uomo, cioè, che, da sempre, ha fatto sua la massima che primeggiava sul frontone centrale dell’antico Pantheon romano: “Quod ceteri sacrum, nobis sacrosanctum est” (Ciò che per gli altri è sacro, per noi è inviolabile). Un uomo, per giunta, che ha perfettamente coscienza che l’essere umano, è spirito e materia. Non solo, quindi, soltanto immanenza, ma ugualmente trascendenza. Le “Sette”, però, non mi interessano più. Come sosteneva giustamente François Marie Arouet (detto Voltaire) “ogni setta della “verità”, di qualunque genere sia, e' uno schieramento del dubbio e dell'errore. Non esistono sette in geometria: non si dice mai, un "euclidiano", un "archimedista". Quando una verità è chiara, è impossibile che ne nascano partiti e fazioni. Non si è mai disputato se c'è luce a mezzogiorno”. Ciò che può senz’altro appagare il mio spirito –conoscendo la maggior parte delle religioni esistenti– non tento più di scoprirlo nelle Gatha dei Mazdeisti; né nell’Hamifla Humfley Torà (o Pentateuco), nel Talmud o nello Zohar degli affiliati al Giudaismo; né nelle Tripitaka, nel Saddharmapundarika Sutra e/o nel Praginaparamita dei Buddisti; né nel Nuovo Testamento dei Cristiani; né nel Corano (al-Qur’ân) dei Musulmani; né nel Granth Sahib dei Sikh; né nel Tirumurai, nel Tirumurukarruppatai e nel Tiruvacakam dei Tamul; né nel Bayan, nel Kitab-E-Hukkam e/o nel Kitab al-aqdas dei Baha’is. Tanto meno, provo più a rinvenirlo e discernerlo nei Veda, nel Mahabharata, nel Ramayana, nelle Upanishad o nella Baghavad-gîta. Meno ancora, mi dilungo più a cercare di scovarlo o rintracciarlo all’interno delle pagine dei Libri Sibillini. Da tempo, infatti, per individuare e focalizzare il significato ed il senso dello spirituale, mi basta levare gli occhi al cielo, e riflettere. Come dicevano gli antichi Greci, dove c’è ordine, senza allineamento, là c’è intelligenza. E questo, a me, è più che sufficiente per soddisfare la mia sete di trascendentale ed, allo stesso tempo, continuare a vivere e ad operare in perfetta simbiosi ed armonia con il Cosmos di cui faccio parte e sono parte integrante.
Curriculum del prof. Alberto Bernardino Mariantoni.
E’ nato a Rieti (I), il 7 Febbraio del 1947. E’ laureato in Scienze Politiche e specializzato in Economia Politica, Islamologia e Religioni del Vicino Oriente. E’ Master in Vicino e Medio Oriente.
Politologo, scrittore e giornalista, è stato per più di vent’anni Corrispondente permanente presso le Nazioni Unite di Ginevra e per circa quindici anni sul tamburino di «Panorama». Ha collaborato con le più prestigiose testate nazionali ed internazionali, come «Le Journal de Genève», «Radio Vaticana», «Avvenire», «Le Point», «Le Figaro», «Cambio 16», «Diario de Lisboa», «Caderno do Terceiro Mundo», «Evénements», «Der Spiegel», «Stern», «Die Zeit», «Berner Zeitung», «Il Giornale del Popolo», «Gazzetta Ticinese», «24Heures», «Le Matin», «Al-Sha’ab», Al-Mukhif Al-Arabi», nonché «Antenne2», «Télévision Suisse Romande», «Televisione Svizzera Italiana», ecc.
E’ esperto di politica estera e di relazioni internazionali, con particolare riferimento ai paesi arabi e musulmani e dell’Africa centrale ed occidentale. Ha al suo attivo decine e decine di inchieste e di reportages in zone di guerra e di conflitti politici. E’ autore di oltre trecento interviste ai protagonisti politici ed istituzionali dei paesi del Terzo Mondo e della vita politica internazionale.Ha insegnato presso la Scuola di Formazione continua dei giornalisti di Losanna. E’ stato Professore invitato presso numerose Università Europee e Vicino-Orientali.
a scritto: «Gli occhi bendati sul Golfo» (ed. Jaca Book, Milano 1991); «Le non-dit du conflit israélo-arabe» (ed. Pygmalion, Paris, 1992).
Dal 1994 al 2004, è stato Presidente della Camera di Commercio Italo-Palestinese.
Nel 2009, ha collaborato, come docente, con lo I.E.M.A.S.V.O - Istituto 'Enrico Mattei' di Alti Studi sul Vicino e Medio Oriente di Roma.

sabato 12 dicembre 2009

LA PROVA INCONFUTABILE DELLA FALSITA' E DELL'IPOCRISIA DELLA CHIESA E DI PAPA RATZINGER (di Luigi Tosti)

Riferendosi all'incredibile pletora di preti irlandesi che hanno abusato sessualmente di bambini, compiendo anche altri atti di torture e maltrattamenti, Papa Ratzinger ha espresso "rabbia e vergogna". Quanto siano false queste parole e questi sentimenti di indignazione lo si può facilmente arguire dal video che segue e che documenta con quanto arroganza l'allora cardinale Ratzinger trattava i giornalisti -ovviamente stranieri- che gli rivolgevano domande imbarazzanti sui preti pedofili, cioè su quello scandalo che allora la Chiesa tentava di occultare omertosamente. Oggi che lo scandalo è pubblico e che ha addirittura varcato il confine invalicabile delle Alpi, diffondendosi nel territorio di Vaticalia, Papa Ratzinger recita goffamente la parte dell'indignato. Gli unici che hanno titolo per indignarsi, però, siamo noi che lottiamo contro queste metastasi del cattolicesimo che hanno condannato l'Italia all'immobilismo e all'inciviltà.
http://www.youtube.com/watch?v=fBtfn_CBlXI

RATZINGER CHE SI ALTERA PERCHE' UN GIORNALISTA GLI RIVOLGE DOMANDE IMBARAZZANTI SUI PRETI PEDOFILI

venerdì 11 dicembre 2009

"RABBIA E VERGOGNA" DI PAPA RATZINGER NEI CONFRONTI DEI PRETI PEDOFILI IRLANDESI: SI SONO FATTI SCOPRIRE, NONOSTANTE 50 ANNI DI COPERTURA OMERTOSA


Papa Ratzinger, non potendo più coprire i crimini perpetrati dai preti irlandesi e smascherati dal “rapporto Murphy”, quel documento che attesta che per 50 anni circa 2500 bambini sono stati sodomizzati, abusati, seviziati e torturati con ogni tipologia di violenza, quella fisica a quella morale, presso istituti gestiti da religiosi cattolici, ha manifestato oggi "rabbia e vergogna" nei confronti di quei preti criminali, rei di essersi fatti scoprire, nonostante la copertura omertosa assicurata loro dalla Chiesa e dal Vaticano per 50 anni. L’indagine ha portato alla ribalta dati sconcertanti: abusi sessualli, pestaggi e umiliazioni inflitti da religiosi che avrebbe tentato di coprirsi l’uno con l’altro, mettendo sotto silenzio la faccenda. “Benedetto XVI - aggiunge padre Lombardi - vuole indirizzare una lettera ai fedeli dell’Irlanda nella quale saranno chiare le indicazioni circa la risoluzione della questione incresciosa e vergognosa per il nome di Cristo”. “Il papa è sconvolto e angosciato, condivide la rabbia, il senso di tradimento e la vergogna provate da così tanti fedeli cattolici irlandesi” si continua nella conferenza. E anche il nunzio apostolico in Irlanda, Giuseppe Leanza, si scusa per quegli errori taciuti dalla Santa Sede: “Noi condanniamo questi atti ma se dovesse emergere che un qualunque errore è stato commesso da parte nostra presentiamo le nostre scuse”. Basta che non ci chiediate soldi.
Lo scandalo, che è venuto alla ribalta in seguito ad un documentario televisivo che ha fatto emergere la storia delle violenze sui minori, è stato coperto omertosamente dalla Chiesa irlandese, disposta a salvare i suoi ministri e il "buon nome" della Chiesa cattolica. “Noi vescovi chiediamo scusa a coloro che hanno subito gli abusi dei sacerdoti quando erano piccoli, ai loro familiari e a tutti coloro che, giustamente, se ne sono scandalizzati. Siamo scioccati non solo per la portata degli abusi così come vengono riferiti in un rapporto, ci sentiamo anche coperti di vergogna di fronte ai tentativi di insabbiamento messi in atto dall'arcivescovado di Dublino”, afferma il sinodo dei vescovi irlandesi.

Queste notizie, che circolano sulla stampa e sulle televisioni estere da mesi, sono state sistematicamente occultate dalla stampa italiana, cioè della Repubblica Pontificia, sempre pronta a coprire, omertosamente, le malefatte del Vaticano.

Esprimo anch'io "rabbia e vergogna": quella di vivere nella mafiosa e omertosa Colonia del Vaticano.

IL VICESINDACO DI TREVISO GENTILINI INNALZA A TEMPI RECORD UN ORRIPILANTE CROCIFISSO DI 3 METRI


TREVISO (10 dicembre) - I cristiani nazisti si sono resi responsabili dello sterminio di circa sei milioni di ebrei, rom ed omosessuali: soltanto dei pazzi criminali, oggi, si sognerebbero di enfatizzare e di esporre, in pubblico, la criminale e lercia svastica dei nazisti. Ebbene, nonostante che il crocifisso sia un simbolo infinitamente più lercio e più criminale della svastica, dal momento che in suo nome sono stati sterminati, massacrati, carcerati, torturati, ghettizzati, perseguitati, vilipesi ed oltraggiati centinaia di milioni di esseri umani, il vicesindaco di Treviso Giancarlo Gentilini ha fatto innalzare un crocifisso alto più di tre metri, realizzato in ferro battuto con un Cristo stilizzato, nel giardino di Palazzo Rinaldi, a Treviso. La scultura, opera dell'artista Claudio Rottin, è stata posta per "protestare" contro la sentenza della Corte Europea dei diritti di Strasburgo sui crocifissi nelle aule scolastiche.«È una cosa che ho fortemente voluto - ha detto Gentilini - perché ritengo giusto testimoniare la nostra identità». Una installazione a tempo di record ha sottolineato lo stesso Gentilini che «avrebbe richiesto tre mesi tra permessi e burocrazia varia ma che sono riuscito a chiudere in solo tre giorni». Questo perché «volevo per Natale - ha concluso - un simbolo qual è il crocifisso a benedire la nostra città». Palazzo Rinaldi è una delle sedi dell'amministrazione comunale di Treviso. Un plauso al Gentilini che, da buon cattolico, non ha tollerato che la Corte dei Diritti dell'Uomo affermasse il principio che tutti siamo eguali, senza distinzione di religione, e che i cattolici non appartengono dunque ad una "razza" superiore. Complimenti, Vicesindaco!! Seguiti ad innalzare altri criminali e lerci crocifissi per le strade, a perenne ricordo delle centinaia di milioni di esseri umani che voi cattolici avete sterminato nella vostra millenaria storia criminale!!!

mercoledì 9 dicembre 2009

ANCORA SUI PRETI PEDOFILI E SULLA COPERTURA OMERTOSA DA PARTE DELLA CHIESA CATTOLICA (fonte: Il Giornale)


Dublino - La Chiesa cattolica irlandese ha coperto per anni i reati di pedofilia commessi dai suoi sacerdoti nell’intento di tutelare la propria reputazione: lo denuncia una commissione governativa incaricata di indagare sugli abusi, uno scandalo di cui si è già parlato nei mesi precedenti. Il rapporto di 720 pagine esamina il caso di 46 preti accusati di avere abusato sessualmente di minori tra il 1975 e il 2004. Complessivamente sono state depositate in merito 320 denunce. Il documento fa il nome di 11 sacerdoti condannati per pedofilia, mentre l’identità degli altri, che sono morti o non ancora processati, non è stata rivelata o sostituita da pseudonimi. Gli inquirenti hanno studiato per tre anni più di 60mila documenti, un tempo secretati dall’arcivescovo di Dublino. Le vittime hanno accolto con favore la pubblicazione del rapporto, stimando tuttavia che il governo e la Chiesa hanno ancora molto da fare per riparare i mali commessi. Gli inquirenti, guidati da un giudice e due avvocati, sostengono di non avere alcun dubbio sulla colpevolezza dei 46 preti: "Un sacerdote ha riconosciuto di avere abusato sessualmente di oltre cento bambini, mentre un altro ha detto di aver compiuto abusi due volte al mese durante il suo ministero, durato più di 25 anni", affermano. Arcivescovi omertosi. La commissione ha inoltre scoperto che tre arcivescovi di Dublino - John Charles McQuaid (1940-72), Dermot Ryan (1972-84) e Kevin McNamara (1985-87) - non hanno denunciato i fatti alla polizia, scegliendo di evitare lo scandalo pubblico e trasferendo i colpevoli di parrocchia in parrocchia. Il cardinale Desmond Connell ha aspettato fino al 1995 per autorizzare la polizia a leggere i dossier dei 17 casi di abusi sessuali.

Complimenti vivissimi!!! Che belle personcine!!! Come sono "onesti" il Papa, i Vescovi e la Chiesa Cattolica!!! Che bel simbolo di "civiltà", di "moralità" e di "onestà" è il "crocifisso", cioè il vessillo del Papa, della Chiesa e dei suoi gerarchi prelati!!! Complimenti!!!! Attendo commenti da qualche altro "rododendro" cattolico.

Fonte: Il GIORNALE

martedì 8 dicembre 2009

IL DOGMA DELL' "IMMACOLATA" CONCEZIONE

(da antoniotre82)


Ed ecco a voi la sintesi di una delle tante barzellette demenziali cattoliche : l’immacolata concezione.
E' il festeggiamento di un evento di fantasia accaduto ad una donna inventata, alla quale un bel giorno un bellissimo angioletto (l’arcangelo Gabriele) rivelò che sarebbe rimasta incinta per opera di un ectoplasma incorporeo rispondente al nome di “Spirito Santo” (forse Santo di nome e Spirito di cognome).
Tutto questo avvenne immmacolatamente, ossia la nostra wonder woman del terzo millennio, alias la Madonna, rimase vergine prima, durante e dopo il parto.
Ovviamente questi argomenti fanno ridere noi razionalisti, se non fosse però che milioni di persone ci credono realmente e provocano perciò compassione e sfiducia nell'intelligenza umana che stenta a progredire e pretende di innalzare la mitologia spicciola a verità indiscutibile, creando così delle ripercussioni sociali (e politiche) assolutamente da non sottovalutare.
Questo dogma della concezione è relativamente recente, lo mise in circolo Pio IX nel 1854 con la bolla Ineffabilis Deus. Ovviamente nessuno osò contestare e criticare: se lo dice il Papa è vero. Avrebbe anche potuto dire, mediante una bolla o una costituzione apostolica, che la Madonna aveva la forma di un drago sputa fuoco, o di un centauro dalle sembianze androgine, la gente ci avrebbe creduto lo stesso senza fiatare.
Formalmente dovremmo essere nel terzo millennio ma, valutando la credulità popolare e la superstizione religiosa ancora diffusissime, a volte mi domando se siamo davvero entrati in una nuova era, o è solo un conteggio convenzionale che segna il trascorrere del tempo che in sé non ha però nessun valore di progresso e sviluppo sociale reali all’interno delle comunità cosiddette occidentali.
Se molti sono disposti a credere, ancora nel 2010, a queste assurdità fiabesche, c’è seriamente da chiedersi se il mondo ha mai conosciuto l’epoca dapprima del Rinascimento, e poi dell’Illuminismo, con i loro concetti universali di umanesimo e razionalità.
Oggigiorno la portata di questi elementi che più hanno contribuito a far progredire i valori civili e democratici, nonchè all'ottenimento di fondamentali conquiste scientifiche, sembra essere dimenticata ed è come se non fossero mai avvenuti.
I cristiano-cattolici hanno dimenticato di aggiornare i calendari e lo hanno dimenticato da quasi due millenni: le lancette del tempo per loro sono ferme al Medioevo…ma di chi è la colpa di questo lampante anacronismo esasperato e razionalmente immotivato?
Ci sono delle cause scatenanti che portano gli individui a credere nelle assurdità nonostante vivano immersi in un’era tecnologica e del sapere a portata di mano? La risposta è certamente affermativa, tanto più che le cause che conducono l’uomo a non abbandonare la credenza nella mitologia medievale sono fra le più manipolative, subdole, condizionanti e incisive, ed hanno una potenza psicologica-strumentalizzante elevatissima.
Le cause sono da ricercare in due ambiti: il primo (ed il più importante) di carattere sociologico ed istituzionale che segue le regole del marketing, il secondo di carattere personale.
Il primo corrisponde al lavaggio del cervello, al condizionamento e all’indottrinamento che circa il 90% degli individui che nascono in Italia ricevono (subiscono) sin dai primi anni di vita. Nei primissimi periodi in cui un bambino acquista la capacità di comprendere le parole si inizierà a sfruttare la sua ingenuità cominciando a bombardarlo di parole ed immagini, inculcando nella mente concetti religiosi a cui ovviamente crederà non avendo la capacità di discernimento e nella maggioranza dei casi se li porterà dietro per tutta la vita. Chi si fa carico di questo lavoro certosino è la chiesa cattolica, ovvero sia la Vaticano S.p.a., in modo da poter avere sempre e costantemente assicurati i propri seguaci che servono ad un solo fine: la detenzione del potere sia istituzionale che economico.
Il secondo aspetto è quello dell’ambito personale della credenza-credulità, che si riassume al meglio nella frase di Karl Marx “La religione è l’oppio dei popoli”. Moltissimi cercano rifugio nella credenza per colmare le proprie lacune, la loro incapacità di comprendere il mondo ed accettarlo per come è, contando solo su sé stessi e sull’uomo. Si affidano e confidano in entità immaginarie così come il bambino spera di poter ricevere un dono da Babbo Natale, trovando conforto e sollievo. La credenza religiosa è, come diceva Isaac Asimov, "la coperta di Linus, il pollice da succhiare, la sottana cui aggrapparsi”.
Poco importa se, per seguire la religione, bisogna compiere un atto che ripugna alla stessa dignità dell’uomo ed è profondamente offensiva della nostra natura di esseri pensanti: mandare in soffitta la propria intelligenza e ridursi al rango dei muli testardi.
Ma, a quanto pare, i cattolici sono ben disposti e felici nel farlo, tanto che addirittura festeggiano le loro fiabe e sono realmente convinti che tali non siano.
La festa dell’immacolata concezione ne è la prova. Buon sonno della ragione a tutti loro.

venerdì 4 dicembre 2009

MIRACOLO STREPITOSO SULLE DOLOMITI

Nelle Dolomiti Bellunesi le squadre del Soccorso alpino sono impegnate nella ricerca di don Claudio Sacco, parroco di Mas di Sedico, che il buon Dio ha fatto travolgere da una valanga, facendola staccare dal monte Pore, verso le ore 23,30 di mercoledì scorso, mentre il religioso, dedito agli sport invernali con i soldi elargiti dai contribuenti italiani, ha deciso di effettuare una discesa sotto la luna piena. Don Claudio Sacco era un religioso molto noto in tutta la provincia di Belluno, accanito sciatore. E' stato Cappellano di Cortina negli anni '70 e missionario in Costa d'Avorio. L'allarme è scattato ieri attorno alle 22, quando alcune persone che stavano sciando vicino all'uomo, si sono accorte della sua assenza. I soccorritori hanno iniziato la perlustrazione della zona nella notte, trovando l'auto dell'uomo parcheggiata vicino a casera Fedara, le tracce di entrata degli sci d'alpinismo sotto la slavina. Le ricerche di don Sacco stanno impegnando complessivamente 70 uomini del Soccorso alpino, con sei unità cinofile e mezzi da neve, dal momento che il buon Dio, interpellato telefonicamente dal Vaticano, non ha inteso rivelare il punto esatto dove il sacerdote è sepolto. Le squadre hanno proseguito fino alle 4, per poi riprendere questa mattina prima delle 7. In questo momento il buon dio seguita a far cadere neve in abbondanza e non sono esclusi altri pericolosi distacchi.
La Congregazione dei Santi e dei Miracoli ha aperto un fascicolo per la santificazione di Don Sacco, che sarà proclamato protettore degli sciatori.

LA CIVILTA' DI PIO IX, IL LEGALE RAPPRESENTANTE DI DIO SULLA TERRA (di LUIGI TOSTI).



Ricordiamo una "chicca" di Pio IX, affettuosamente appellato da Garibaldi "quel sacco di merda", oggi beatificato dalla Santissima Romana Ecclesia Cattolica Apostolica. Si tratta di una frase scritta dopo l'abolizione della schiavitù negli Stati Uniti, il 20 giugno1866, nella Istruzione del Santo Ufficio, che rende l'idea della "somma" "civiltà" della Chiesa.
"La schiavitù in quanto tale, considerata nella sua natura fondamentale, non è del tutto contraria alla legge naturale e divina. Possono esserci molti giusti diritti alla schiavitù; e sia teologi che i commentatori dei canoni sacri vi hanno fatto riferimento.
Non è contrario alla legge naturale e divina che uno schiavo possa essere venduto, acquistato, scambiato o regalato.
"

I nostri complimenti.

domenica 29 novembre 2009

ESCE IL LIBRO DI BEPPINO ENGLARO: LA VITA SENZA LIMITI

Beppino Englaro - La vita senza limiti
Beppino Englaro (con Adriana Pannitteri)La vita senza limiti. La morte di Eluana in uno Stato di dirittoRizzoli 2009, 193 pagine, 17 euroISBN 978-88-17-03553-8

«Non esiste una autorità alla quale sia riconosciuto il potere di tener in vita un altro all’infinito». È questa la rivendicazione intorno a cui ruota il libro in cui Beppino Englaro rievoca la lunga battaglia giuridica combattuta in nome e per conto di sua figlia Eluana. Non è un caso che il volume sia dedicato «ai Grandi della magistratura italiana, non servi di alcun potere». E non è nemmeno un caso che quasi a ogni pagina si senta l’eco delle parole di libertà di John Stuart Mill («su se stesso, sul proprio corpo e sulla propria mente, l’individuo è sovrano»): ‘giustizia e libertà’ potrebbe ben essere il motto dell’autore, anche in considerazione delle sue idee socialiste.A questo motto se ne potrebbe contrapporre un altro di segno esattamente contrario: ‘arbitrio e dogma’, i due (enormi) ostacoli in cui si è imbattuto Beppino Englaro. La battaglia sul corpo martoriato di Eluana ha infatti rappresentato uno dei momenti di massima tensione tra laici e clericali, evidenziando come mai era accaduto prima l’esistenza di un vero e proprio «scontro di paradigmi: da un lato una certa cultura della vita che finisce per stravolgere profondamente il ruolo del medico chiamato a custodirla senza limiti; dall’altro la nostra cultura della libertà che poteva giungere consapevolmente all’affermazione più estrema, il diritto di lasciarsi morire, di disporre del proprio corpo e come logica conseguenza di impedire che altri possano impossessarsi dell’esistenza altrui».«Non c’è vita senza pensiero», ricorda Englaro. La non-vita della sua unica figlia è durata 17 anni (6.233 giorni) durante i quali è stato necessario attraversare nove sentenze e un decreto affinché la sua autodeterminazione fosse fatta valere e fosse dunque possibile liberarla dall’assurdità dello stato vegetativo persistente in cui era stata imprigionata dopo l’incidente stradale. Tanto è stato il tempo necessario per aver voluto agire in base al diritto e non all’ipocrisia, come tanto spesso si fa in questi casi: nel buio di una stanza. E nel silenzio vigliacco e complice di chi sa solo urlare in faccia agli altri la necessità di prolungare indefinitamente la vita: in nome, per di più, di un diritto per nulla ‘naturale’ che ferma il processo, quello sì naturale, del sopraggiungere della morte.Non è bastato, ai sostenitori dell’arbitrio e del dogma, che la Corte di Cassazione abbia ricordato che «il diritto del singolo alla salute, come tutti i diritti di libertà, implica la tutela del suo risvolto negativo: il diritto di perdere la salute, di ammalarsi, di non curarsi, di vivere le fasi finali della propria esistenza secondo canoni di dignità umana propri dell’interessato, finanche di lasciarsi morire». I non credenti non hanno difficoltà a far proprio questo assunto: in fondo, anche la loro libertà di non credere (identicamente a rischio nell’Italia attuale) è compresa ed è stato riconosciuta all’interno della libertà di credere. Ma è vera libertà di credere quella che impone l’obbedienza alle gerarchie ecclesiastiche? La vicenda di Eluana ha riproposto ancora una volta l’incapacità di quasi tutte le confessioni religiose di rispettare le volontà dell’individuo, quando questa si contrappone alla loro dottrina e alle loro Scritture – peraltro create in un’epoca in cui era impossibile prolungare artificialmente la vita. Ha pertanto buon gioco Beppino Englaro a evidenziare la «contraddizione straordinaria» di chi parla di cultura della morte credendo, nello stesso tempo, a una vita eterna che va ben al di là dell’esistenza terrena.Una contraddizione, questa, che non ha mai sfiorato la Chiesa cattolica, e non solo i suoi vertici. Le suore misericordine hanno a lungo accudito la ragazza, e suo padre le ringrazia: ma non può non evidenziare anche il loro tentativo di «impossessarsi» di Eluana, accompagnato da un «crudele» appello pubblico affinché la famiglia la lasciasse a loro. Non si possono dimenticare le tante bugie diffuse dalla stampa cattolica; di Avvenire che ha parlato di una «esecuzione con tanto di regolamento» e del cardinale Bagnasco che si è chiesto «come si deve chiamare, se non omicidio?». Fino alle denunce alla magistratura e ai sit in dei fanatici che urlavano «assassino» davanti ai cancelli della clinica di Udine. Una pressione enorme, che ha costretto la famiglia a dover addirittura spiegare che no, non sono, non possono essere assassini coloro che chiedono e ottengono l’applicazione delle volontà di una cittadina e il rispetto dello stato di diritto.E tutto questo è ancora poco, rispetto all’incredibile sfida che il governo ha scatenato contro la famiglia Englaro, la magistratura, il presidente della Repubblica. Un governo con concezioni da Stato etico, come quelle espresse dal neoconvertito Sacconi: una vera e propria cinghia di trasmissione delle gerarchie ecclesiastiche impegnata a gettare tanti bastoni fra le ruote, dagli avvertimenti alle cliniche disponibili ad accogliere Eluana alle continue ispezioni, per arrivare infine a un decreto legge ad personam e allo scontro eversivo con il Quirinale. Senza dimenticare, ovviamente, le dichiarazioni del premier Berlusconi sulla capacità di Eluana di avere figli.«Nessuna famiglia dovrà patire quello che abbiamo subito: le invettive, le ingiurie, le accuse in nome di una presunta carità cristiana». Come dimostrano le vicende dei Welby e della famiglia di Abano che ha ‘osato’ chiedere che i crocifissi non siano affissi nelle aule scolastiche, l’auspicio degli Englaro non è destinato a diventare realtà in tempi rapidi. Quello che è accaduto a loro accadrà anche ad altri, finché ci saranno istituzioni sfacciatamente clericali. E finché ci saranno cittadini esemplari che, per voler affermare il principio costituzionale della laicità dello Stato, dovranno mettere a repentaglio la serenità della propria vita.
Raffaele Carcanonovembre 2009

venerdì 27 novembre 2009

LA CHIESA CATTOLICA, ASSOCIAZIONE DI CRIMINALI DEDITA ALLA COPERTURA DI PRETI PEDOFILI (LUIGI TOSTI)


Diffondo una notizia sapientemente insabbiata dal "Regime" dittatoriale imperante nella Colonia del Vaticano.


Irlanda, rapporto choc: 30 anni di abusi coperti dalla Chiesa
Un rapporto diffuso oggi dalla commissione di inchiesta sull’arcidiocesi di Dublino, presentato pubblicamente dal ministro della Giustizia Dermot Ahern, accusa la Chiesa cattolica irlandese di aver protetto per un periodo di 30 anni 46 sacerdoti che commisero abusi sessuali su centinaia di bambini. Ben quattro gli arcivescovi che avrebbero chiuso gli occhi, ricorda la BBC, per evitare gli scandali e salvare così la reputazione della Chiesa. Mons. Martin, attuale arcivescovo della capitale irlandese, ha dichiarato: “Nessuna parola di scusa sarà mai sufficiente: come arcivescovo di Dublino e come Diarmuid Martin offro a ogni vittima di abusi le mie scuse, il mio dolore e la mia vergogna per quello che è accaduto loro”. L’ordine dei Christian Brothers, a cui appartenevano la maggior parte dei preti accusati dal rapporto Ryan (l’altro grande scandalo di pochi mesi fa), ha annunciato che destinerà 34 milioni di euro in contanti e 127 milioni di euro in proprietà per aiutare le vittime. Il testo integrale del rapporto è scaricabile dal sito del ministero della giustizia irlandese.

Irlanda, rapporto Ryan: “Vaticano ostacolò lavori della commissione”
Il rapporto della commissione d’inchiesta sui numerosi casi di pedofilia da parte di sacerdoti in Irlanda critica anche l’atteggiamento del Vaticano, che avrebbe ignorato le richieste della stessa commissione.La commissione nel 2006 chiese infatti al Vaticano dettagli dei rapporti inviati dall’arcidiocesi di Dublino a Roma, che però non rispose argomentando che la richiesta non era andata attraverso gli “appropriati canali diplomatici”, nonostante la suddetta commissione avesse ribadito di essere indipendente rispetto al governo e quindi non ritenesse di dover usare canali diplomatici.Un’altra richiesta fatta dalla commissione, diretta al nunzio apostolico di Dublino nel febbraio 2007, per ottenere tutti i documenti sugli abusi venne ignorata. Il nunzio non rispose nemmeno alla richiesta di commento al rapporto Ryan, inviatogli perchè si parlava anche del suo ufficio.

sabato 21 novembre 2009

IL LUPO E L'AGNELLO LUIGI TOSTI: STORIE DI ORDINARIA VESSAZIONE.






Per doverosa informazione di chi mi segue, pubblico qui di seguito la memoria che ho inoltrato a vari destinatari in risposta al tentativo di "sodomizzarmi", in sede disciplinare, con la pluricollaudata tecnica della favola del lupo e dell'agnello, ovverosia con la formulazione di false accuse e di falsi pretesti, architettati allo scopo di mantenere in piedi incolpazioni disciplinari che, altrimenti, crollerebbero.












Al Sostituto Procuratore Generale della Repubblica
Dott. Eduardo Scardaccione
Corte di Cassazione Suprema
Piazza Cavour
00193 R O M A

e, per conoscenza,
Al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma
Piazzale Clodio n. 12
00165 R O M A


Alla Sezione disciplinare del CSM
Piazza Indipendenza 4
00185 R O M A

OGGETTO: Procedimenti disciplinari riuniti numeri 22/2005 e 37/2009 a carico dello scrivente Luigi Tosti.

Nell’ottobre-dicembre del 2003 ho più volte chiesto al Ministro di Giustizia di rimuovere i crocifissi dalle aule giudiziarie perché lesivo di un principio che la Corte Costituzionale ha definito e definisce “SUPREMO” della Costituzione italiana, cioè il principio di laicità, oltreché lesivo dei miei diritti inviolabili di libertà religiosa e di eguaglianza e non discriminazione religiosa, minacciando in caso contrario la mia astensione dalla trattazione delle udienze civili e penali per “libertà di coscienza”, e supportando la liceità del mio proposito di rifiuto con la decisione della Corte di Cassazione penale sez. IV 1.3.2000 n. 4273.
Il Ministro di Giustizia ha respinto queste mie richieste ed io, per puro senso civico, ho desistito dall’attuare la minaccia di astenermi dalla trattazione delle udienze sotto l’incombenza del crocifisso. Ho proposto, tuttavia, un ricorso giurisdizionale al TAR delle Marche, chiedendo che venissero rimossi i crocifissi o che, in subordine, l’amministrazione esponesse i simboli delle “razze inferiori” e, in particolare, del popolo ebraico che è stato sterminato, perseguitato, ghettizzato, ingiuriato e vilipeso per circa due millenni da un’associazione di criminali denominata Chiesa Cattolica e dai suoi accoliti nazisti e fascisti. Ho chiesto anche, in via di urgenza, che venissero emanati i provvedimenti urgenti tesi ad eliminare la criminale discriminazione razziale e religiosa perpetrata dal Ministro di Giustizia ai miei danni nell’ambiente di lavoro, preannunciando che, in caso contrario, mi sarei astenuto ad oltranza dal tenere le udienze. Il TAR ha negato i provvedimenti affermando apoditticamente che dal mio rifiuto “non sarebbe derivato pregiudizio grave e irreparabile”.
Per puro senso civico ho ancora una volta desistito dal dare attuazione al proposito di astenermi, ad oltranza, dal tenere le udienze sotto l’incombenza del criminale vessillo dell’associazione criminale sopra menzionata.
Nel frattempo, però, ho cominciato ad essere subissato da lettere minatorie ed oltraggiose inviatemi da anonimi criminali, accoliti di una setta religiosa denominata “cattolicesimo”, alcuni dei quali si profondevano in “eleganti” eloqui del tipo “crepa porco ateo terrorista, comunista bastardo, porco musulmano del cazzo con moglie troja”, “ti spediremo ad Allah, fai testamento, preferisci essere ucciso con ago intinto a veleno o con una pallottolina calibro 227 o 30-06 per cinghiale”, mentre altri “stigmatizzano” la mia pretesa di “affiancare al Cristo in croce il simbolo di coloro che ne erano stati carnefici” perché si trattava di “un sacrilegio che offendeva i cattolici e che esaltava un popolo che si era macchiato di deicidio”.
Posto di fronte a queste criminali lettere -alcune delle quali inviate anche al Ministro di Giustizia e al Presidente del Tribunale di Camerino per caldeggiare immediate procedure disciplinari a carico dello sporco ebreo- reagivo inoltrando al Ministro di Giustizia e al Presidente del Tribunale camerte, il 1° maggio 2005, una lettera-ultimatum con la quale preannunciavo che, ove non fossero stati rimossi tutti i crocifissi -o non fossi stato autorizzato ad esporre la menorà degli ebrei- mi sarei rifiutato di tenere le udienze civili e penali “DAL 9 MAGGIO 2005 IN POI”. Con tale missiva invitavo espressamente il mio superiore -cioè il Presidente del tribunale di Camerino dr. Aldo Alocchi- a provvedere alla mia sostituzione, “dal 9 maggio in poi”, per sopperire alle esigenze di servizio.
Non essendo stata esaudita nessuna delle due richieste, iniziavo, “dal 9 maggio in poi”, ad astenermi dalla trattazione delle udienze civili e penali. Il Presidente del Tribunale dr. Aldo Alocchi provvedeva ovviamente a disporre la mia sostituzione con altri magistrati, dapprima per le singole udienze e, poi, con provvedimenti di sostituzione tabellari.
Ovviamente io mi recavo sempre in ufficio, pronto a riprendere immediatamente la trattazione delle udienze, se fosse stata nel frattempo accolta una delle mie richieste. Pertanto in occasione delle singole udienze facevo constatare la mia presenza e il mio rifiuto con dichiarazioni autografe che indirizzavo al Ministro di Giustizia e al Presidente del Tribunale, ai quali ribadivo per l’ennesima volta l’invito ad ottemperare ad una delle mie richieste. Ovviamente durante la permanenza in ufficio espletavo tutte le altre incombenze di cui ero onerato.
C’è di più: ritenendo che fosse immorale che un dipendente pubblico venisse stipendiato con danaro dei cittadini senza che venissero espletate, compiutamente, le mansioni per le quali era stato assunto, invitavo formalmente il Ministro di Giustizia a sospendermi l’erogazione degli stipendi sino a che non fosse stata definita la querelle giudiziaria con l’Amministrazione. Non avendo ricevuto risposta, ingiungevo alla mia Banca di respingere al mittente gli stipendi che venivano accreditati sul mio conto corrente.
Dopo un paio di settimane il Presidente della Corte di Appello dr. Emanuele Petraccone faceva allestire nel Tribunale di Camerino un’aula-ghetto, “senza crocifisso” e senza i miei simboli, invitandomi poi formalmente a tenervi le udienze sino a che non fosse stata definita la vertenza giudiziaria: cioè, in pratica, sino al mio pensionamento. Respingevo questa oltraggiosa “proposta” evidenziandone le intollerabili connotazioni ghettizzanti e discriminatorie e reiterando, ancora una volta, le originarie mie richieste.
In seguito al mio rifiuto ad oltranza di tenere le udienze, la Procura della Repubblica dell’Aquila apriva a mio carico un primo procedimento penale per omissione di atti di ufficio che si concludeva, in data 18.11.2005, con una prima condanna alla pena di mesi sette di reclusione ed un anno di interdizione dai pubblici uffici.
Tutt’altro che intimorito da questa condanna, seguitavo imperterrito a rifiutarmi di tenere le udienze e, ovviamente, seguitavo ad indirizzare al Presidente del Tribunale le dichiarazioni con le quali, dopo aver dato atto di essermi presentato in ufficio per espletare le mie mansioni, comunicavo di essere stato costretto a rifiutarmi a causa della presenza dei crocifissi e della mancata autorizzazione ad esporre al loro fianco i miei simboli.
Dal momento, poi, che questi miei “rifiuti” erano stati considerati “reato” dal Tribunale aquilano, provvedevo ad autodenunciarmi presso la locale Procura della Repubblica, allegando le mie dichiarazioni di rifiuto. In seguito a tali autodenunce veniva attivato un secondo processo penale a mio carico.
Nel frattempo il Procuratore Generale della Cassazione dr. Giuseppe Favara e l’Avvocato Generale Antonio Siniscalchi promuovevano, l’8.11.2005, un’azione disciplinare nei miei confronti “per violazione dell’elementare dovere di correttezza nell’espletamento degli impegni istituzionali, e cioè per avere, esasperando fino al limite della pretestuosità la pretesa di veder rimosso, ad opera della amministrazione dello Stato, da tutte le aule di giustizia, il crocifisso o, in alternativa, di esporre nelle medesime anche il simbolo della menorà della religione ebraica, omesso, sin dai primi giorni del maggio 2005, di svolgere la propria attività di magistrato presso il tribunale di Camerino, così sottraendosi alla doverosa prestazione del proprio servizio; e tanto anche dopo che il Presidente del Tribunale gli aveva messo a disposizione un’aula di udienza priva di ogni simbolo religioso”.
Entrambi gli incolpanti chiedevano poi al CSM che venissi sospeso dalle funzioni e dallo stipendio e il CSM, con delibera presa il 31.1.2006, disponeva la mia sospensione cautelare affermando, in estrema sintesi, che, pur essendo la presenza dei crocifissi lesiva del principio supremo di laicità e dei miei diritti inviolabili di libertà religiosa e di eguaglianza religiosa, io “dovevo comunque ubbidir, tacendo”: a tanto ero obbligato, sia per disposto dell’art. 54 della Costituzione che in base alla sentenza n. 196/1987 della Corte Costituzionale relativa ad un “caso” che veniva qualificato sostanzialmente identico al mio, e cioè al caso di un giudice tutelare che aveva preteso di sottrarsi all’obbligo di autorizzare una minorenne ad abortire per “obiezione di coscienza”, ovverosia perché riteneva che l’aborto fosse contrario ai propri convincimenti religiosi.
Ritenendo che questa ordinanza del CSM fosse totalmente favorevole alle mie tesi -ancorché affetta da un palese errore di diritto- la producevo nel giudizio di appello dinanzi alla Corte dell’Aquila. In quella sede presentavo dei “motivi aggiunti” con i quali evidenziavo che il CSM era incappato in un clamoroso errore di diritto, perché aveva confuso un caso di “obiezione di coscienza” -che non integra affatto un diritto inviolabile- con un caso -come il mio- che integrava invece un’ipotesi di “diritto di libertà di coscienza, cioè di diritto individuale inviolabile, sancito sia dall’art. 2 della Costituzione che dall’art. 9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo.
Puntualizzavo, dunque, che secondo la costante giurisprudenza della Corte Costituzionale, della Cassazione e dello stesso CSM, “anche” i magistrati erano titolari dei diritti inviolabili riconosciuti dalla Costituzione e dalla Convenzione sui diritti dell’uomo, sicché essi potevano essere censurati disciplinarmente solo in caso di “abuso”, cioè se le “modalità” di esercizio di tali diritti fossero lesive del prestigio dell’ordine giudiziario.
Mi peritavo anche di puntualizzare che io non avevo abusato del mio diritto perché “non avevo iniziato ad astenermi dalle udienze di punto in bianco, creando così un disservizio ma, anzi, avevo dato un congruo preavviso, invitando altresì il Presidente del tribunale a provvedere alla mia sostituzione dal 9 maggio 2005 in poi.
Con sentenza depositata il 16.4.2008 il Tribunale dell’Aquila mi infliggeva una seconda condanna ad ulteriori cinque mesi di reclusione nel secondo processo.
Il 17 febbraio del corrente anno 2009, però, la Corte di Cassazione ha annullato, senza rinvio, la prima sentenza di condanna, affermando che “il fatto non sussiste”, e cioè che non esiste alcuna udienza che sia mai stata omessa o rifiutata, dal momento che sono stato sempre sostituito da altro magistrato in seguito al mio preannunciato rifiuto.
A questo punto, anziché prendere atto del giudicato a me favorevole e procedere, dunque, alla rapida definizione del procedimento disciplinare, a causa del quale sto patendo una sospensione cautelare che si protrae dalla bellezza di 4 anni, sono iniziate le consuete “grandi manovre” per “incastrare” il dr. Luigi Tosti a tutti i costi.
In particolare, il 27 marzo 2009 -cioè dopo appena un mese dalla mia piena assoluzione - è stato promosso dal Sostituto Procuratore Generale dott. Vitaliano(peraltro in barba alla decadenza) un secondo procedimento disciplinare col quale l’originaria accusa è stata “trasformata” con la formulazione di una CICLOPICA, IMMANE e GIGANTESCA MENZOGNA: cioè quella secondo cui mi sarei rifiutato di tenere un certo numero di udienze (per la precisione quelle dell’8, 12 e 13 luglio, del 27 settembre, del 3 e 14 ottobre, del 15 novembre 2005, del 4 e 16 gennaio 2006) senza dare alcun congruo preavviso, per la precisione “con “dichiarazioni di rifiuto” di tenere le udienze rese sovente nello stesso giorno di trattazione, così determinando la necessità di immediate sostituzioni”.
Ma non è tutto. Con atto datato 22.9.2009 il Sost. Proc. Gen. dr. Eduardo Scardaccione, dopo aver unificato entrambi i procedimenti disciplinari perché “i fatti materiali posti a base dei due procedimenti e le relative motivazioni sono identici” (il che è verissimo) ha modificato la prima incolpazione adattandola, sempre in barba alla maturata decadenza, alla seconda incolpazione, asserendo che le “le (mie) dichiarazioni di “rifiuto” di tenere l’udienza (sono state) manifestate nello stesso giorno o nell’immediata prossimità, così determinando la necessità delle relative sostituzioni, grave perturbamento dell’attività di ufficio ed estrema difficoltà del proseguimento dell’attività giurisdizionale”.
Il che, tradotto in termini espliciti, significa che si vuol far affermare, da un qualche giudice, che il “povero” Presidente dr. Aldo Alocchi AVREBBE APPRESO DELLA MIA INTENZIONE DI RIFIUTARMI DI TENERE L’UDIENZA DEL 9 MAGGIO 2005 solo il giorno 9 maggio, e che COSI’ SAREBBE AVVENUTO POI PER TUTTE LE SUCCESSIVE UDIENZE, DAL MOMENTO CHE IL MIO CAPO UFFICIO AVREBBE APPRESO LA MIA INTENZIONE DI NON TENERE LE UDIENZE SOLO ALL’ULTIMO MOMENTO, CIOE’ LEGGENDO LE MIE “DICHIARAZIONI DI RIFIUTO”, “MANIFESTATE LO STESSO GIORNO DELL’UDIENZA O NELL’IMMEDIATA PROSSIMITA’”.
Si vuol dunque sostenere che il dr. Alocchi sarebbe stato costretto, in fretta e furia, a provvedere alla mia estemporanea, improvvisa, imprevista, imprevedibile e improvvida défaillance, con grave perturbamento dell’attività giurisdizionale.
Di fronte a questa modificazione dell’originaria accusa, che evoca la sempre attuale favola del lupo e dell’agnello, non posso non complimentarmi.
Complimenti, soprattutto, per aver preso la palla al balzo, cioè per aver approfittato della mia tesi difensiva, secondo cui avrei potuto essere censurato solo se “avessi iniziato ad astenermi di punto in bianco, creando così un disservizio”- per costruire una MENZOGNA CICLOPICA in sostituzione dei fatti contestatimi nell’originaria incolpazione, che erano del tutto corretti e del tutto CONFORMI A VERITA’, ma che si profilavano però molto traballanti dopo la sentenza della Cassazione che mi ha assolto.
Ebbene, il dr. Tosti fa presente di non esser più intenzionato a subire, supinamente e senza reagire nelle debite sedi penali, le persecuzioni ispirate dalle strategie vessatorie della favola del lupo e dell’agnello. Ho già sperimentato recentemente questa strategia persecutoria nel procedimento disciplinare promosso dall’esimio Ministro Mastella, laddove l’incolpazione mi è stata modificata per ben quattro volte, man mano che dimostravo l’insulsa inconsistenza di ognuna di essa, per poi appiopparmi, alla fine, la CICLOPICA MENZOGNA SECONDO CUI IL MIO RIFIUTO DI PRESENZIARE ALLE UDIENZE PENALI, SE NON FOSSERO STATI RIMOSSI I CROCIFISSI O AGGIUNTE LE MENORA’ EBRAICHE, ERA OFFENSIVO DEI GIUDICI AQUILANI PERCHE’....... “APRIORISTICO”, CIOE’ VOLTO AD AFFERMARE CHE....... RIFIUTAVO “A PRIORI” DI ESSERE GIUDICATO DA “QUEI” GIUDICI PERCHE’ .......ERANO INDEGNI DI GIUDICARMI!!!!!!!
Della serie: un cittadino che si dichiara disposto ad essere processato dai giudici, purché tolgano i crocifissi o aggiungano altri simboli, manifesterebbe per ciò stesso un “rifiuto aprioristico oltraggioso dei giudici”, e non già -come appare evidente- la totale disponibilità di essere processato da quegli stessi giudici, purché tolgano i criminali simboli dalle aule.
Il dr. Tosti è oramai arcistufo di dover subire queste vessazioni, questi comportamenti dove gli si appioppano, deliberatamente, delle menzogne ciclopiche, man mano che egli dimostra la falsità o l’infondatezza delle accuse originarie.
Ma con quale impudenza e sfrontatezza -mi chiedo- si potrà mai affermare, nella futura sentenza di condanna disciplinare, che le mie “dichiarazioni di rifiuto” -dove faccio esplicito riferimento alla lettera-ultimatum del 1° maggio 2005- integrino un rifiuto..... improvviso, inconsulto ed estemporaneo? Ma non esiste, agli atti, la lettera del 1° maggio 2005 dove preannuncio, con larghissimo anticipo, che mi rifiuterò di tenere le udienza “dal 9 maggio in poi”? E allora? Perché mi si appioppa questa calunniosa e sporca accusa?
E con quale impudenza si potrà mai affermare che il Presidente del Tribunale dr. Aldo Alocchi sia “caduto dalle nuvole” quando il 9 maggio mi sono rifiutato di tenere quell’udienza? C’è qualche giudice del CSM disposto a scrivere una siffatta deliberata menzogna nella sentenza? E con quale criminale arroganza si potrà scrivere nella sentenza che il dr. Aldo Alocchi sia “caduto dalle nuvole” anche in occasione delle successive udienze se è vero -come è inconfutabilmente vero- che questi rifiuti sono stati da me preannunciati nella lettera ultimatum del 1° maggio 2005, nella quale ho espressamente dichiarato che mi sarei astenuto dal 9 maggio in poi dal tenere le udienze se non fosse stata accolta una delle due mie richieste, con espresso invito a provvedere alla mia sostituzione per garantire il servizio?
E con quale sfrontatezza si potrà affermare che le sostituzioni sono state effettuate all’ultimo momento, se risulta invece da una “tonnellata” di documenti che il Presidente dr. Aldo Alocchi provvide ad emanare sin dal 20 maggio 2005 delle ordinanze con le quali, dopo aver dato atto del mio rifiuto ad oltranza, provvedeva a che venissi permanentemente sostituito da altri magistrati per TUTTE LE FUTURE udienze?
Suvvia, un minimo di serietà. Non cercate di arrampicarvi sugli specchi e pensate, semmai, a chiudere rapidamente la procedura disciplinare, che sta arrecando un danno all’erario.
Non chiedo mica l’archiviazione. No, anzi, caldeggio -come ho fatto sin dall’inizio- il mio immediato rinvio al giudizio della Sezione Disciplinare, alla quale caldeggierò la mia esemplare condanna, ma non per fatti falsi e calunniosi, come quello di........ non aver dato un congruo preavviso!
Tra l’altro, rilevo ed eccepisco che il P.G. era decaduto dalla nuova incolpazione, sia con riferimento al secondo procedimento disciplinare che con riferimento al primo. La procura Generale della Cassazione, infatti, era a pienissima conoscenza dei fatti che mi vengono oggi imputati, come risulta dagli atti versati nella procedura di sospensione cautelare, laddove sono ben presenti le mie “dichiarazioni di rifiuto”. Se la Procura Generale avesse voluto ravvisare in queste mie dichiarazioni di rifiuto un qualche motivo di censura, in quanto “tardive”, avrebbe dovuto muovermi quella contestazione entro il 2006, e non con ben TRE ANNI di ritardo!!!!
E non posso esimermi dall’evidenziare che io non ero neppure tenuto a rendere queste “dichiarazioni di rifiuto”, dal momento che avevo già preannunciato nella lettera del 1° maggio che mi sarei rifiutato di tenere le udienze dal 9 maggio in poi, sicché era onere del Presidente provvedere (come in effetti ha fatto) alla mia sostituzione, né più né meno di quanto avrebbe dovuto fare nell’ipotesi in cui mi fossi dovuto assentare per malattia o per altra causa.
E non posso esimermi dall’evidenziare che agli atti vi è anche la richiesta del Dr. Alocchi, indirizzata al Presidente della Corte dorica, con la quale ha caldeggiato l’applicazione di altro magistrato per sopperire alla mia sostituzione, sicché è francamente intollerabile che, traendo lo spunto da mie tesi difensive, si cerchi di “incastrarmi” con la falsa accusa di essermi rifiutato di tenere le udienze con dichiarazioni rese...... all’ultimo momento!!!!
E non posso neppure esimermi dall’evidenziare che NESSUNO dei provvedimenti con i quali il dr. Alocchi ha disposto la mia sostituzione scaturisce, in realtà, dalle mie “dichiarazioni di rifiuto”: in realtà, come acclarato dal giudicato penale, il dr. Alocchi ha provveduto a disporre la mia sostituzione in via preventiva e con provvedimenti autonomi e svincolati dalle mie “dichiarazioni di rifiuto”, al punto tale che per poter tenere “quelle” udienze sarebbe stato necessario un provvedimento di “revoca” da parte dello stesso Presidente. Il che evidenzia che lo scopo delle mie “dichiarazioni di rifiuto” non era quello -a dir poco assurdo- di “informare” il Capo Ufficio di una mia “improvvisa” e inconsulta “defaillance”, ma quello di far attestare che io, quei giorni, ero regolarmente presente in ufficio (e non a trastullarmi a casa) e che ero disposto a riprendere la trattazione delle udienze, se solo fosse stata accolta una delle due mie richieste.
Quindi, la presente procedura disciplinare non ha bisogno di inquinamenti o di escamotages da lupi fedriani per “incastrarmi” con false accuse, ma soltanto di essere definita rapidamente, visto e considerato che i fatti sono documentali e visto e considerato che il CSM ha già sviscerato in modo compiuto la materia del contendere con la diffusa e motivatissima ordinanza del 31.1.2006 con la quale è stata disposta la mia sospensione cautelare.
Se si vuole deliberare la mia condanna -come mi auguro ardentemente- non c’è nemmeno bisogno di lavorare: basta intestare come “sentenza” quell’ordinanza ed applicare poi la sanzione che, spero vivamente, sarà quella della rimozione dalla magistratura del giudice ebreo.
D’altro canto, visto che le più Alte cariche istituzionali della Repubblica Pontificia Italiana (in ordine decrescente: Pontefice, Presidente della CEI, Presidente del Consiglio, Presidente della Repubblica, Presidenti della Camera e del Senato, parlamentari di destra, di sinistra, di centro, di sotto e di sopra, Amministrazioni Regionali, Province, Amministrazioni Comunali, RAI, Mediaset, Comunità Montane, Consorzi di bonifica, bagnini etc.) hanno già all’unisono decretato che i giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sono “ubriaconi”, che “il crocifisso non si tocca”, e che coloro che non lo vogliono “debbono morire”, sarà pure ora che il braccio secolare della Chiesa si dia da fare contro questo arrogante giudice ebreo, che tanto sconcerto ha gettato nella sana opinione pubblica italiana.
E dal momento che questo sporco ebreo non ha alcuna intenzione di recedere dal suo rifiuto di tenere le udienze sotto l’ombra di un idolo macabro ed orrifico, che gronda di criminalità e di sangue e che costituisce un insulto e un oltraggio alla memoria e alla dignità di centinaia di milioni di esseri umani che sono stati sterminati, torturati, ghettizzati, perseguitati, schiavizzati, arsi sui roghi, incarcerati, emarginati, vilipesi dalla Chiesa Cattolica e dai suoi accoliti, non resta altra alternativa praticabile se non quella di “rimuovere” dalle aule di giustizia lo sporco giudice giudeo: i “roghi”, le camere a gas e i forni crematori sono oramai passati di moda, anche se il futuro lascia ben sperare per un ritorno di "fiamma".
CONCLUDENDO:
1°) eccepisco la decadenza del P.G. sia per ciò che concerne la seconda incolpazione (n. 37/2009) che per ciò che concerne la prima incolpazione (n. 22/05) nel testo “modificato” dalla nuova contestazione del 22.9.2009;
2°) chiedo che il Presidente dr. Aldo Alocchi venga escusso perché confermi come sia vero che egli ricevette la lettera ultimatum del 1° maggio 2005 e, dunque, provvide a tutte le mie sostituzioni indipendentemente dalle “dichiarazioni di rifiuto” a mia firma che, oltre tutto, gli venivano comunicate dalla Cancelleria sovente con giorni di ritardo; perché confermi di aver chiesto al Presidente della Corte l’applicazione di altro magistrato di tribunale viciniore per sopperire ai miei rifiuti; perché confermi se sia o meno vero che deliberò variazioni tabellari, conferendomi ulteriori incarichi per compensare il minor carico di incombenze che derivava dai miei rifiuti;
3°) chiedo che vengano acquisiti tutti i provvedimenti di mia sostituzione -sia generali che particolari- riferiti a tutte le udienze di cui risulto incolpato;
4°) in considerazione della circostanza che risulta ancora pendente la pregiudiziale penale relativa al secondo procedimento disciplinare, chiedo la sospensione di questo secondo procedimento (risulto infatti ancora gravato da una condanna a cinque mesi di reclusione e debbo ragionevolmente presumere che il mio appello sarà dichiarato inammissibile, perché “tardivo”, con conseguente passaggio in giudicato della condanna);
5°) chiedo il mio immediato rinvio a giudizio per il primo procedimento disciplinare;
6°) dal momento che il Procuratore della Repubblica de L’Aquila ha dichiarato che tutte le segnalazioni effettuate alla Procura Generale della Cassazione, relative ai fatti di rilievo disciplinare scrutinati nel secondo processo penale, risultano “disperse” a causa del terremoto, chiedo che la P.G. della Cassazione me ne rilasci immediata copia per consentirmi la verifica della decadenza del Procuratore Generale dall’azione disciplinare esercitata nel 2° procedimento (n. 37/2009).

Per doverosa chiarezza e franchezza -e per eliminare qualsiasi dubbio sulla volontarietà o involontarietà di comportamenti persecutori- preannuncio che mi tutelerò in sede penale nell’ipotesi in cui venga fatto oggetto di abusi d’ufficio perpetrati allo scopo di nuocermi: non intendo più tollerare atti intenzionali di prevaricazione e, in particolare, condanne per fatti falsi e infamanti.
Spero di essere stato sufficientemente chiaro ed esplicito.
Copia della presente memoria indirizzo alla Procura della Repubblica di Roma, acciocché ipotetiche mie future denunce non abbiano ad essere cestinate per “difetto di dolo”.
Sperando nuovamente di essere stato chiaro, porgo i saluti più deferenti.
Rimini, li 18 novembre 2009.
Luigi Tosti

giovedì 19 novembre 2009

DISPOSTA L’ESPOSIZIONE DI BUDDHA A FIANCO DEI CROCIFISSI.






La visita in Parlamento del Dalai Lama, avvenuta ieri 18 novembre 2009, e le esternazioni del Capo spirituale del buddismo tibetano sulla recente sentenza della Corte Europea, che ha bocciato la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche, hanno sortito i loro primi effetti. “E' di fondamentale importanza sia mantenere i crocifissi nelle aule scolastiche italiane che escludere i simboli dei pezzenti che credono in altre religioni o non credono in nessun dio -ha affermato il leader carismatico del buddhismo tibetano- perché l'Italia ha un retroterra cristiano e cattolico e il cattolicesimo è l’unica, vera e superiore religione. Quindi mantenere la tradizione del crocifisso nella aule scolastiche è importantissimo”.
Le dichiarazioni del Dalai Lama sono piaciute molto al Papa e al Cardinal Bagnasco, che hanno invitato il leader Berlusconi a ricambiare la cortesia del Dalai Lama con l’esposizione dei suoi simboli a fianco dei crocifissi. Il Governo ha accolto la richiesta del Papa e stamattina, con decreto-legge n. 13.987.245.390, è stata disposta l’immediata esposizione di altrettanti budini a fianco dei Cristi in croce. Per chi rimuoverà le croci è stata anche prevista una sanzione di 5 milioni di euro. Per chi si limiterà a rimuovere i soli budini la sanzione scenderà a 2,5 milioni, oltre la pena accessoria dell’estradizione in Cina.
L’onere economico per l’acquisto di 94.097.456.936.586 budini sarà soddisfatto stornando 20 miliardi di euro dai capitoli di bilancio relativi alle spese di ricostruzione del terremoto dell’Aquila ed alla lotta contro la fame del mondo.
Roma, 19 novembre 2009.
Postato da Agenzia di Stampa FANTACRONACAVERA.

mercoledì 11 novembre 2009

PRETE A LUCI ROSSE-Parte II^

I GIOVANI: L'UNICA SPERANZA PER USCIRE DA VATICALIA

Segnalo il seguente video che, al di là dei toni, fa sperare che esista una gioventù disposta ad eliminare le metastasi religiose che appestano l'Italia
http://www.youtube.com/watch?v=w-wt67cuqKw

martedì 10 novembre 2009

LA VANDEA ITALIANA DOPO LA SENTENZA DI STRASBURGO



I Palazzi dell'Oligarchia e l'intera batteria massmediatica del Paese si sono scatenati in una furibonda contestazione della sentenza della Corte di Giustizia Europea sulla esposizione del Crocifisso nelle aule scolastiche. Il Giornale del Presidente del Consiglio si è spinto fino alla trivialità di ingiuriare come ubriaconi i giudici di Strasburgo ed una vera e propria vandea sovrastata da alte grida si è creata dopo l'allineamento del capo della opposizione parlamentare alle critiche del governo italiano e degli esponenti del clericalismo oscurantista come Buttiglione. Bersani si è assunta la responsabilità di avallare un attacco ad una delle più delicate ed importanti istituzioni giuridiche dell'Europa, non tenendo conto dell'aiuto che avrebbe arrecato alla destra italiana nella sua campagna contro i diritti garantiti ancora oggi assai di più dalla Unione Europea che dalla legislazione italiana sempre più xenofoba, razzista e discriminatrice. L'allineamento di quasi tutta la stampa e di tutta la televisione italiana al linciaggio della Corte con centinaia di articoli infarciti di falsità e retorica patriottarda ed identitaria deve fare riflettere sulla libertà di informazione rivendicata ipocritamente da una recente manifestazione di "mantenuti" del Governo che spende sette miliardi di euro l'anno proprio per avere una stampa di regime.
La sentenza di Strasburgo non c'entra niente con la laicità e la paventata deriva "laicista" dell'Europa.
C'entra molto, moltissimo con la tutela dei diritti della persona a cui non può essere imposta un simbolo religioso in cui non si riconosce o perchè di altra fede o perchè ateo. La sentenza è perfettamente coerente con il Diritto italiano che in una recente sentenza della Cassazione favorevole al giudice Luigi Tosti ha affermato lo stesso principio peraltro rispettoso dell'art.8 della Costituzione che testualmente dice: "tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge". Soltanto se una legge italiana modificasse la Costituzione tornando a fare della religione cattolica la sola è unica religione di Stato sarebbe illegittima la sentenza di Strasburgo. Ma lo stesso Vaticano, nel 1984, ha riconosciuto essere la religione cattolica soltanto una delle confessioni religiose che lo Stato ammette nel suo ordinamento.
In quanto al Crocifisso simbolo della identità nazionale bisogna osservare che soltanto dal 1922 con leggi volute dal fascismo per recuperare il consenso della Chiesa e dare un fondamento "spirituale" ad un regime violento e totalitario è stato introdotto nelle scuole e poi negli uffici pubblici per diventare infine espressione della religione di Stato con i patti lateranensi del 1929. Fino ad allora lo Stato nato dal Risorgimento aveva affidato l'identità italiana agli ideali che Cavour,Mazzini,Garibaldi avevano posto a base dell'unificazione del Paese.
Nella storia millenaria d'Italia il Crocifisso non sempre ha avuto un ruolo positivo e benefico. Migliaia di disgraziati come Giordano Bruno e le vittime della Inquisizione sono state torturati e bruciati vivi con l'assistenza di un monaco o di un prete muniti di un Crocifisso che veniva mostrato ai condannati invitati alla conversione ed al pentimento per non parlare dell'uso che se ne è fatto nelle conquiste coloniali e nell'aggressione crociate ai popoli dell'Islam. Dalla dichiarazione di Costantino che fece del cristianesimo instrumentum regni fino al tardissimo settecento il Crocifisso è stato usato per sopprimere i "miscredenti". Ricordo per tutti il martirio di Ipazia, grande filosofa e matematica alessandrina, torturata, scorticata viva e poi squartata da ferocissimi monaci. Negli Usa il KKK pianta enormi croci brucianti nei luoghi dove massacrano i neri o i "diversi.
Certamente il cristianesimo nel corso della sua storia ha sviluppato anche valori positivi specialmente di solidarietà.
Per questi i cattolici che sono davvero cristiani e non vogliono fare violenza agli altri non condividono l'esposizione del crocifisso nei pubblici uffici e non avallano la deriva sanfedista imposta da Benedetto XVI e dalla Chiesa di Ruini e Bagnasco. Ma, si troveranno in difficoltà come tutti i laici italiani dal momento che i Palazzi della politica ribadiscono il diritto al monopolio cattolico mentre l'italia diventa multietnica.
La sentenza civilissima di Strasburgo in Italia ha sortito l'effetto paradossale di allargare il fronte identitario, fondamentalista, razzista. La sentenza sarà disattesa. Berlusconi non dichiara forse che se i giudici lo dovessero condannare resterà al suo posto al governo? Perchè dunque il Crocifisso non dovrebbe continuare ad essere esposto nelle scuole e negli uffici pubblici? I giudici italiani sono rossi. Quelli europei ubriaconi. La legge la fanno gli elettori scegliendo i loro governanti. Da oggi questo modo di pensare si estende al PD che dichiara non di "buon senso" la decisione dei giudici europei.
Pietro Ancona